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Da sinistra: il direttore del Civile Fabio Graceffa, il primario di Medicina interna Andrea Bonanome, il primario di Malattie infettive Sandro Panese e il primario di Rianimazione Marco Meggiolaro

Da sinistra: il direttore del Civile Fabio Graceffa, il primario di Medicina interna Andrea Bonanome, il primario di Malattie infettive Sandro Panese e il primario di Rianimazione Marco Meggiolaro

Rinforzata la Covid area dell'ospedale di Venezia: tre primari, 78 letti e cure più efficaci

Molto è cambiato dal 23 febbraio, quando furono riscontrati due tra i primi casi di positività al coronavirus. Nuovi strumenti e diagnosi più veloci hanno permesso una riorganizzazione della struttura

Da un mese la "Covid area" dell’ospedale Civile di Venezia si è ampliata e potenziata, con tre primari alla guida e 78 posti letto dedicati (ma possono essere aumentati ancora), diagnosi più veloci, strumenti e cure migliori. A Rianimazione e Malattie infettive si sono aggiunti i quattro corridoi blindati e “total Covid” di Medicina.

Posti letto suddivisi per intensità di cura

I bollettini quotidiani diffusi dalla Regione semplificano tra malati gravi di terapia intensiva e meno gravi di area non critica, ma la realtà è più complessa, con vari gradi di intensità della malattia. Al Civile ci sono 10 letti a massima intensità di cura (la terapia intensiva); poi le malattie infettive, con 19 posti ad alta intensità; quindi la medicina interna, al quarto piano del padiglione Jona, con 49 letti ad intensità intermedia o bassa. Quattro posti di riserva sono in osservazione breve intensiva e altri 4 (per sospetti Covid) nell’area grigia del pronto soccorso. I posti letto sono comunque in grado di aumentare o diminuire "a fisarmonica", a seconda delle necessità.

Tre primari e nuovi strumenti

Andrea Bonanome e Marco Meggiolaro, rispettivamente primari dei reparti di Medicina interna e di Rianimazione del Civile, assieme a Sandro Panese, primario dei reparti di Malattie infettive degli ospedali di Venezia e di Mestre (con la collaborazione della vicaria Erika Morelli), hanno preso le redini della Covid area veneziana. Assieme a loro lavorano 26 medici specialisti, 71 infermieri e 36 oss. I nuovi strumenti hanno accelerato la verifica della positività dei sospetti Covid nell’area grigia del pronto soccorso, mentre nelle ultime settimane è stato potenziato l’impianto di distribuzione dell'ossigeno. Ai monitor fissi si sono aggiunti quelli portatili, per il controllo a distanza. Ci sono poi nuovi ventilatori, nuovi caschi cPap e apparecchiature per la somministrazione di ossigeno ad alto flusso.

Dai primi casi alla pandemia

Era il 23 febbraio quando il Civile ha accertato che due suoi pazienti anziani della Terapia intensiva, due veneziani, erano positivi al coronavirus. Erano il terzo e il quarto caso in Veneto, due giorni dopo il primo paziente riscontrato a Vo’ e il secondo transitato a Mirano e Dolo. «Ricordo quella telefonata al mattino - racconta Bonanome -: due tamponi positivi in Rianimazione. Sono corso in reparto. Si è deciso di tamponare tutto il personale e di evacuare molti spazi, per sanificarli. Da quella giornata è cambiato tutto». Nei mesi successivi l'ospedale ha rivoluzionare il suo assetto: sia nella gestione dei pazienti sospetti che arrivano dal pronto soccorso, sia nei tempi di cura, che permettono un alto turn over dei pazienti e dimissioni rapide.

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