Cgil e Cisl attaccano il San Camillo: «Né dispositivi, né sicurezza». L'ospedale e Uil respingono

Preoccupante quadro tracciato dai sindacati che evidenza «disomogeneità delle indicazioni tra reparti e poche informazioni». Per la direzione personale e pazienti «sono stati adeguatamente protetti»

Ospedale San Camillo, archivio

All'ospedale San Camillo Irccs, agli Alberoni, «mancano idonei dispositivi di protezione individuale per il personale esposto al rischio di contagio da Covid-19, e gli standard di sicurezza previsti, con la conseguente messa a rischio della salute degli operatori stessi e degli utenti». Questa la fotografia scattata dalle Funzioni Pubbliche veneziane Cgil e Cisl, che è anche contenuto di una diffida che i sindacati hanno fatto pervenire alla direzione dell'azienda ospedaliera il 17 marzo scorso. «Il personale al San Camillo continua ad oggi a prestare la propria opera di assistenza e riabilitazione senza aver avuto alcuna indicazione specifica». Per i sindacati gli infermieri hanno avuto disposizione di «indossare la mascherina chirurgica a inizio turno e di mantenerla fino alla fine, i fisioterapisti hanno una mascherina chirurgica alla settimana. Gli spogliatoi in uso ai lavoratori non rispettano i criteri minimi di sicurezza. Mancano informazioni sullo spostamento di personale, blocco delle ferie, personale comandato in amministrazione». La situazione che viene delineata appare confusa, in un momento così delicato come l'emergenza che il personale si trova ad affrontare, «in mancanza di un coordinamanto o di un comitato, con rsa e rls (rappresentati aziandali) presenti, come come stabilito in sede di accordi sindacali». Come se fosse stato tutto lasciato al caso. Compresa la «carenza di dpi», segnalata dalle sigle Cgil e Cisl. «Tenendo presente che il San Camillo ricovera pazienti - concludono - con esiti di gravi patologie, particolarmente fragili e potenzialmente esposti a conseguenze anche letali per il Covid-19, e considerato che il personale già da tempo è gravemente sottodimensionato, si chiede l’intervento degli organismi preposti al fine di interrompere questa situazione».

La replica

Una descrizione che secondo la direzione sanitaria «non corrisponde a verità - afferma l'Irccs - Il direttore sanitario ha fornito le necessarie indicazioni in ordine al corretto utilizzo di guanti e mascherine», scrive la direzione. Non viene specificato, nella replica, se questi dispositivi di protezione individuale siano o meno disponibili a sufficienza per il personale, né la tipologia. È un dato, la mancanza di dpi, che quotidianamente viene segnalato da tutte le rappresentanze sindacali del settore che sottolineano però: «I lavoratori vanno tutelati», anche se, «sembra che i dispositivi stiano arrivando con maggior frequenza nell'ultima giornata», scrive la Funzione Pubblica Cgil riferendosi al distretto Ulss3. «Il 4 marzo è stato promosso un incontro con il medico, i responsabili e il coordinamento - scrive la direzione San Camillo - finalizzato ad aggiornare il personale sanitario sulle criticità legate all’evolversi dell’epidemia e dare applicazione alle disposizioni del dpcm». Sono poi stati sospesi i permessi giornalieri e temporanei per i pazienti, deciso il divieto di deambulazione dei pazienti al di fuori del reparto, e subito dopo il divieto assoluto di accesso per parenti e familiari, prosegue la nota.

I mezzi

«Adottate quindi tutte le misure stabilite per legge e intraprese numerose azioni quali il potenziamento delle attività di pulizia, l'individuazione di un unico accesso alla struttura ospedaliera, la riorganizzazione delle attività del personale non sanitario e la contemporanea riduzione del personale presente e di quello più a rischio. Da ultimo si è proceduto all’attivazione di un servizio di trasporto acqueo gratuito, dal 23 marzo, dedicato al personale per la tratta Pellestrina – San Camillo, a seguito delle segnalazioni di sovraffollamento dei mezzi di trasporto pubblico». Quanto affermato delle organizzazioni sindacali per l'ospedale è «privo di fondamento e irrilevante ai fini della sicurezza sul luogo di lavoro e la richiesta di intervento degli organismi inappropriata in un momento storico particolarmente difficile per tutti».

La Uil si dissocia

Sulla questione interviene successivamente e separatamente il sindacato Uil Fpl. «Rimaniamo sbalorditi nell'apprendere la denuncia di Cgil e Cisl relativa, a loro dire, alla mancanza di dispositivi di sicurezza e alla messa a rischio della salute degli operatori e degli utenti dell'ospedale San Camillo del Lido - scrive il segretario Uil Fpl Venezia Pietro Polo - Con tale aggressione le sigle evitano di affrontare il vero problema che riguarda la difficoltà di reperire personale infermieristico e operatori sanitari. Ma questa organizzazione ritiene pretestuosa la dichiarazione di Cgil e Cisl che crea allarme e paura nel personale e negli utenti. Invito le sigle a riportare il confronto sindacale nei binari della normalità evitando iniziative sterili e pericolose. Per questo si è ritenuto doveroso intervenire manifestando la chiara posizione di questa organizzazione. In questi momenti riteniamo il ruolo della rappresentanza debba essere quello di favorire un confronto sereno per arrivare alla soluzione delle questioni e non a ingenerare malumori e tensione tra il personale in questo momento bisognoso di lavorare in serenità».

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