A Venezia confermato il primato delle morti per overdose, sono sette dall'inizio dell'anno

La nostra provincia maglia nera nella regione. Dati raccolti da GeOverdose.it, portale che raccoglie le informazioni in tempo reale

Sono sette i decessi legati ad assunzione di droghe dall'inizio dell'anno in provincia di Venezia, più un ulteriore caso sospetto. Cifra che vale al nostro territorio la prima posizione nel Veneto, sia in termini di numeri assoluti che di proporzione rispetto alla popolazione. Da gennaio a oggi si sono registrate 4 overdosi letali a Padova, 3 a Treviso e Vicenza, una a Verona. Una nuova conferma dell'importanza del fenomeno in laguna, dove già tante volte si è parlato di "emergenza". Possibile che la grossa operazione antidroga attuata in luglio nella zona della stazione di Mestre abbia tolto forza a un ambiente evidentemente a rischio: solo il tempo lo dirà. In ogni caso è chiaro che non si tratta solo di una questione di repressione e sicurezza urbana, bensì di un problema più ampio legato a fattori culturali e sociali.

Mappa della morte

A raccogliere i dati è GeOverdose.it, sistema informatico geografico che visualizza su una mappa i decessi per overdose e gli altri eventi acuti mortali (o a rischio di morte) correlati all'assunzione di droghe e alcol. Nel Veneziano, dall'inizio del 2018, le vittime accertate sono 6 uomini e una donna; se si guarda alla nazionalità, invece, si scopre che sono morti 6 italiani e uno straniero. Nel dettaglio, i decessi sono avvenuti nel centro storico di Venezia (Giudecca), a Campalto, Marghera, Mestre, Gambarare di Mira, Sottomarina, Lugugnana. Di questi, quattro per eroina e tre per altre sostanze (il portale indica la dicitura "metadone non prescritto"). A San Donà, infine, una persona morta per "sospetta overdose".

Dopo la retata?

Restano attuali le parole del procuratore capo Bruno Cherchi, che al termine della retata di luglio aveva spiegato: «Questo intervento non basterà: il problema dello spaccio non può essere risolto solo con strumenti di polizia giudiziaria e della magistratura, ma va anche affrontato con strumenti sociali. Questo intervento ci stimola soprattutto in ottica prevenzione, ma evidenzia forse la necessità di interventi a più ampio spettro che affrontino complessivamente il tema».

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