Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

La tratta dei narcotrafficanti nigeriani, dall'Olanda a Padova e Mestre

L'indagine della polizia ha accertato l'attività di tipo mafioso di un gruppo con fulcro a Ferrara. Sono stati eseguiti 31 arresti. Erano gli "ovulatori" a importare eroina e cocaina dall'estero

L'ultima indagine della polizia - una vasta operazione con decine di arresti tra il Piemonte, il Veneto e l'Emilia - rivela ancora una volta la caratterizzazione «mafiosa» del sistema malavitoso di bande nigeriane, attestata dai reati contestati agli indagati che comprendono anche quello, appunto, di associazione mafiosa. I due filoni d'indagine, quello di Torino e quello di Ferrara, sono separati ma fanno riferimento ad una stessa struttura caratterizzata dai metodi della malavita organizzata: rigida gerarchia, controllo delle zone di influenza, spaccio di droga, minacce e intimidazioni, spedizioni punitive.

Gli accertamenti erano partiti da un tentato omicidio avvenuto a Ferrara nel luglio 2018 ai danni di un connazionale. Nei mesi successivi gli investigatori hanno capito che quell'episodio faceva parte di una guerra in corso tra bande per il controllo del territorio. Dopodiché è emersa l'infiltrazione di queste confraternite nigeriane, dette cults, anche nelle aree di Padova, Venezia e Treviso. Tradizionalmente, oltre al narcotraffico, i cults si dedicano anche allo sfruttamento della prostituzione di ragazze connazionali e alla gestione del racket delle elemosine.

La rete era molto sviluppata in Veneto, specialmente a Padova e Mestre, che sono importanti piazze di spaccio e che ospitano comunità numerose di nigeriani: qui i "Viking" hanno i loro contatti e delle ramificazioni. Con viaggi frequenti, i corrieri importavano la droga (cocaina ed eroina, principalmente) dall'estero, in particolare dall'Olanda e dalla Francia; viaggiavano in macchina o in treno, attraversavano il Frejus e percorrevano il Nord Italia. Gli "ovulatori", più spesso donne, utilizzavano un metodo collaudato, e relativamente sicuro, per il trasporto: ingoiavano gli ovuli contenenti la droga. Poi, arrivati a destinazione, li evacuavano e si suddividevano la merce per venderla. Sono state individuate sette persone con questo ruolo.

Uno dei pusher di riferimento in Veneto era Okoduwa Godspower, detto Dozen, nigeriano di 31 anni. Secondo le indagini, era coinvolto nella «gestione delle questioni interne» e delle relazioni con altre bande criminali, ma soprattutto era «quotidianamente dedito al narcotraffico nella zona di Mestre, Venezia e Padova». È anche il protagonista di molti episodi specifici di spaccio di eroina e cocaina che sono stati documentati a Musile di Piave, tra il 2018 e il 2019.

Dozen era in stretto contatto con Emmanuel "Boogye" Okenwa, un dj che ricopriva una carica di maggiore importanza nell'organizzazione: era "F.F.", ossia una sorta di dirigente, punto di riferimento autorevole a livello nazionale che aveva il potere di decidere sulle nuove affiliazioni, perlomeno in Emilia e in Veneto. Boogye, a sua volta, manteneva i contatti con i vertici dell'organizzazione che erano stanziati a Torino e prendevano ordini direttamente dalla Nigeria. Ed è noto, anche da indagini e arresti passati, che una delle "vie" della droga che arriva sulle piazze venete è proprio quella proveniente dal capoluogo piemontese.

Un'altra delle persone arrestate all'alba di oggi si trovava a Mirano ma, da quanto emerso, la sua presenza nel Veneziano era casuale e si spiega con l'abitudine degli associati a spostarsi frequentemente. Fa parte del gruppo torinese ed era arrivato in zona da pochi giorni.

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