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Padre e figlio si danno allo spaccio, si intascavano 8mila euro al mese

Punto di riferimento, dal 2010, dei cocainomani di Padova e Rovigo. Arrestati due cittadini di Cona che "lavoravano" soprattutto nel Padovano

Nella notte tra martedì e mercoledì i carabinieri della stazione di Agna, nel Padovano, a conclusione di un'attività d’indagine, hanno arrestato due cittadini residenti a Cona, padre e figlio marocchini, da tempo dediti alla vendita di stupefacenti, nelle piazze di spaccio della Bassa Padovana, a cavallo tra le province di Padova e Rovigo.

DAL 2010 AD OGGI. I due risultano infatti indagati per i reati di detenzione e vendita di sostanze stupefacenti, aggravati e continuati, in relazione a numerose cessioni di cocaina e hashish, consumate, tra il 2010 ed oggi, nei comuni di Candiana, Tribano, Bagnoli di Sopra, Anguillara Veneta, Solesino, Stanghella, Boara Pisan e Lendinara (Rovigo). Tra le varie decine di acquirenti identificati dai carabinieri, figurano uomini e donne di differenti età, professioni e situazioni famigliari, che si rivolgevano di volta in volta ai due pusher marocchini per rifornirsi di droga.

I DUE ARRESTATI. Al termine dell’attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Padova, nella persona di Federica Baccaglini, i militari di Agna, supportati dai colleghi della compagnia di Piove di Sacco, hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip patavino Lara Fortuna, nei confronti di M.D., 53enne nullafacente, e del figlio O.D., 22enne operaio.

CESSIONI "DEFILATE". Le indagini sono iniziate in marzo, quando, ai carabinieri di Agna, giunse notizia del fatto che, nel circuito dei consumatori di droga locali, molti assuntori si rifornivano da un uomo di origini extracomunitarie, che effettuava le consegne di stupefacente a bordo di un’autovettura Fiat Marea di colore bianco, dando appuntamento per le cessioni ai vari acquirenti in zone isolate e strade di campagna.

IL DISEGNO CRIMINALE. In un primo momento, i militari hanno identificato con certezza il padre, riuscendo ad accertarne e documentarne l'attività illecita portata avanti negli anni. Fin dagli albori dell’indagine, era inoltre emerso che il pusher si avvaleva del figlio, all’epoca ancora minorenne, per trasportare e smerciare droga, contando sulla giovane età del ragazzo al fine di non dare sospetti. È stato così documentato l’imponente disegno criminale dei due marocchini, che, da una stima effettuata, erano riusciti a vendere, già dall’anno 2010, una media mensile di 100grammi di cocaina, per un valore stimabile attorno agli 8mila euro.

NON SOLO COCAINA. Oltre alla cocaina, gli indagati avevano parallelamente curato la cessione di importanti quantitativi di hashish, la cui stima è ancora da quantificare. Entrambi sono stati condotti alla casa circondariale di Padova, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

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