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Pagina Facebook "sequestrata" declassando l'admin a editor: il giudice la fa restituire

Risolto un contenzioso tra la società Valore e un'agenzia di marketing di Verona, che dovrà mollare la presa sul marchio: "Riconosciuta l'attività illegale di cybersquatting"

Un marchio regolarmente registrato "rubato" dall'agenzia di marketing in seguito a dei contrasti con la società cliente. Alla fine il tribunale di Venezia (sezione specializzata in materia di impresa) ha dato ragione alla società "Valore" Spa, che aveva presentato ricorso contro una Srl veronese specializzata nel social marketing.

Motivo del contendere il marchio risarcimentofacile.it, registrato nel 2014 dalla società Valore: quest'ultima aveva messo a punto un'app dedicata al campo del risarcimento danni e, per promuovere il nuovo strumento, aveva scelto i canali social e in particolare Facebook. Per farlo si era affidata all'agenzia veronese, a cui era stato dato incarico di aprire e gestire la pagina Fb per veicolare app e marchio.

Presto, però, sono subentrati dei contrasti tra Valore e l'agenzia di marketing. "A quel punto - riferisce il presidente di Valore, Ermes Trovò - sono stato declassato da co-amministratore a editor, mentre l'agenzia ha mantenuto per sé la titolarità della pagina. Abbiamo segnalato la violazione all'area tecnica di Facebook, che ha oscurato la pagina, lasciando tuttavia alle parti il compito di risolvere il contenzioso". Per Valore a quel punto era impossibile utilizzare il marchio, che risultava ancora registrato in titolarità all'agenzia di marketing.

La società Valore ha quindi presentato ricorso al Foro di Padova tramite l'avvocato Marco Frigo. "Le nostre argomentazioni sono state accolte in pieno - riferisce Trovò - Il giudice ha preso atto di come non vi fosse dubbio alcuno circa la titolarità del marchio da parte di Valore e la sua registrazione ben prima dell'apertura della pagina Fb. E ha chiarito come 'la condotta ostativa' dell'agenzia fosse 'assimilabile al fenomeno del cybersquatting, posto che in tal modo si inibisce al titolare del marchio registrato di fare uso sul web del proprio segno, in violazione del divieto generale imposto dall'articolo 22 decreto legislativo 30/2005'".

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