Lunedì, 17 Maggio 2021
Cronaca Lido / Lungomare G. Marconi

"Buco" del Lido, gli ambientalisti chiedono a Renzi di fare chiarezza

Le associazioni del litorale si rivolgono al premier, domandandogli di fare luce sui motivi del fermo e dare infine una conclusione alla vicenda

Lettera aperta del Coordinamento delle Associazioni Ambientaliste del Lido di Venezia al presidente del Consiglio Matteo Renzi. Gli attivisti del litorale, cavalcando le recenti vicende giudiziarie che hanno portato alla luce il giro di illeciti e fondi neri dietro la realizzazione del Mose, puntano nuovamente i riflettori sull'ormai tristemente famoso “buco” del palazzo del Cinema, che a distanza di tre anni dal termine ultimo fissato inizialmente per il progetto resta ancora un desolante incompiuto.

DURE CRITICHE - “A Venezia, nell'isola del Lido – spiegano gli ambientalisti a Renzi - si doveva realizzare una delle opere a celebrazione del 150esimo anniversario dell'Unità nazionale: un nuovo palazzo del Cinema e dei congressi. Dopo averne affidato l'esecuzione alla protezione civile, d'intesa tra governo, Regione e Comune, non solo è stato mancato l'obiettivo di ultimare l'opera in tempo per la ricorrenza del 2011, ma, malgrado decine di milioni di euro spesi, non ne sono state neppure iniziate le fondamenta ed è rimasto solo il grande scavo di cantiere: il buco, ormai di nome e di fatto”. Nella nota indirizzata al premier si specifica come nel frattempo “si sono avvicendati inutilmente ben quattro governi, due presidenti di regione e due sindaci, con l'effetto più significativo di inviare in Germania decine di migliaia di metri cubi di terreno inquinato da amianto, che a quanto sembra, è stato ben utilizzato come ottimo sottofondo stradale”.

CAMBI IN CORSA - “Da ultimo – affondano gli ambientalisti - il responsabile del procedimento risulta ora sottoposto agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta sulle corruttele connesse alla costruzione del Mose”. Non è mutata invece, “la presidenza della Biennale, ente primo destinatario dell'opera, la quale ha tuttavia rimodulato lo scorso anno le sue esigenze riducendole a soli 2500 metri quadri di fabbricato da destinare a mercato del cinema, quando però un vicino enorme palazzo, già casinò municipale, attende da tempo di essere completamente riutilizzato”. Indispensabile, insomma “avviare ogni opportuna indagine sull'intera vicenda, per svelare le reali motivazioni del fallimento e di ogni euro speso e di imporre una conclusione di buon senso alla vicenda in modo che su quel buco, in realtà una leggera depressione, si faccia semplicemente un prato alberato, un'arena all'aperto approfittando dei dislivelli e poco altro per dare dignità al sistema della cittadella del cinema del Lido e dare compensazione ai danni fin qui patiti dal territorio e dai cittadini”. Il tutto, concludono gli ambientalisti lidensi, è nell'interesse dello stesso governo, dato che “lo Stato è il maggior finanziatore dell'opera”.

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