Cronaca Lido / Lungomare G. Marconi

Buco nel lungomare e nel bilancio Si indaga sul Palacinema del Lido

La Corte dei Conti adesso vuole vederci chiaro, individuare tutti gli sprechi e i responsabili, che poi potrebbero dover pagare di tasca loro

Un “buco” mai pienamente giustificato, un progetto rimasto solo sulla carta, spese raddoppiate e chili e chili di amianto da eliminare e smaltire: questo è tutto quello che è rimasto, a distanza di qualche anno, del Palacinema del Lido, un fallimento grande quanto la voragine aperta di fronte al Casinò. Ora, però, su tutta la vicenda indaga la Corte dei Conti che, come riporta il Gazzettino, è intenzionata a capire cosa sia andato storto e, soprattutto, perché.

LE INDAGINI – La procura regionale della corte ha in realtà avviato le verifiche già da qualche mese, senza troppo rumore: tutto è partito da alcuni esposti arrivati all'attenzione del viceprocuratore regionale Giancarlo Di Maio, da lì si è poi deciso di nominare un ingegnere esperto che controllasse su tutte le carte, i progetti e le documentazioni acquisite dalla Guardia di Finanza nel corso degli anni; se il tecnico troverà irregolarità si potrà formalizzare l'accusa di danno erariale, da quantificare di conseguenza, e andare quindi a caccia dei responsabili dell'immenso spreco che ancora campeggia al centro del litorale. Fondamentale sarà capire che tipo di verifiche siano state predisposte prima di avviare il progetto, fermato poi per la presenza in quantità improponibili di amianto: davvero nessuno dei controlli precedenti aveva evidenziato l'esistenza di massicci quantitativi di materiale tossico nel suolo?

CIFRE ALLA MANO – Anche gli “scontrini” del progetto sul lungomare Marconi destano più di una perplessità: l'opera fu originariamente appaltata per “soli” 60 milioni, ma dopo la concessione i costi furono immediatamente protagonisti di una dubbia altalena, impennandosi fino a quasi 140 milioni di euro per poi precipitare a circa un centinaio (che restano comunque 40 in più di quanto previsto). Alla fine, per un palazzo che non ha visto la posa di una sola pietra, i veneziani hanno finito per pagare quasi 40 milioni, 18 dei quali per la bonifica (mai realmente terminata) dell'amianto, e altri 22 per lo scavo e la ricopertura del famigerato “buco”, che ancora oggi si allarga di fronte alla vecchia sede del casinò. Nel conteggio dei danni erariali, poi, potrebbe venire inclusa anche la storica pineta, rasa al suolo per far spazio ai lavori. Se venissero confermate le responsabilità degli amministratori pubblici che hanno mandato avanti il progetto, il viceprocuratore non esclude l'obbligo di risarcimento: chi rompe, paga, insomma, e qui i cocci sono davvero numerosi.

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