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Palais Lumiere, oltre al danno la beffa: non esisteva alcun vincolo

Nell'area dove Pierre Cardin avrebbe voluto costruire il grattacielo a Porto Marghera, grazie a una delibera del 1972, non c'erano divieti

Proprio nel momento in cui la Regione ci ha messo ufficialmente una pietra sopra. Il Palais Lumiere, il maxi grattacielo che lo stilista Pierre Cardin intendeva costruire a Porto Marghera, in verità non doveva sottostare ad alcun vincolo paesaggistico. Con tanta pace di chi è stato costretto mese dopo mese a produrre relazioni e deduzioni per capire la struttura fosse o meno "costruibile". Niente di tutto ciò.

In quella zona di Porto Marghera si poteva fare quello che si vuole. Questo per effetto di una delibera dimenticata del Comune di Venezia del 1972 (quarant'anni fa circa) che, come riporta il Gazzettino, ridisegnava i terreni sottoposti a vincolo della gronda lagunare. Un pezzo di carta scovato troppo tardi, quando ormai l'imprenditore se n'era già andato per altri lidi con il suo "vaso di fiori rovesciato", tanto osteggiato da associazioni come "Italia Nostra".

Stupore e un filo di rammarico sono stati espressi per questo motivo da Ugo Soragni, soprintendente regionale ai Beni culturali, che poco prima che scoppiasse lo scandalo Mose scrisse una lettera all'allora sindaco Giorgio Orsoni, sottolineando anche come la querelle che infervorò la città determinò una tale mole di lavoro per la Soprintendenza che "imballò" l'Ente per circa sei mesi. Per poi alla fine rimanere con un pugno di mosche.

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