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Dentro l'inferno di Torino: "Un boato, il panico, persone schiacciate. Ho aiutato una ragazza"

Nicola, 25enne, si trovava in piazza San Carlo quando migliaia di persone sono scappate per un falso allarme: "La gente cercava di mettersi in salvo a costo di far male agli altri"

In un istante tutto si trasforma. Un momento è una piazza colma di gente che si guarda la finale di Champions sul maxi schermo, il secondo successivo è un branco in fuga, fuori controllo. Una bolgia infernale. Un'onda di persone che si autoalimenta e si nutre del panico. In mezzo, in piazza San Carlo a Torino, c'era anche Nicola Scarpa, 25 anni, di Pellestrina. Insieme a due amici veneziani era arrivato in città sabato, come altre migliaia di persone, per assistere alla partita della Juventus contro il Real Madrid.

"Poco prima si vedevano facce sorridenti come le nostre, eravamo tutti uniti in piazza per lo stesso motivo - racconta - Doveva essere una serata di festa e invece si è trasformato tutto in un inferno". Qualcosa (le indagini in merito sono in corso) ha fatto muovere all'improvviso la gente. Impaurita da un presunto allarme, presumibilmente temendo un attacco terroristico. "Ero al centro della piazza, a poche decine di metri dallo schermo. Ho visto le persone abbassarsi, in un attimo sono stato travolto - ricorda Nicola - Ho subito perso di vista i miei amici, c'era il panico attorno a me. Tutti cercavano di scappare, di mettersi in salvo. Ho visto bambini, anziani, ragazze e ragazzi travolti da una grande onda. Non è facile ragionare, ognuno pensava a salvare la propria pelle a costo di far del male agli altri".

"C'era una ragazza a terra, con le braccia distese, schiacciata dai piedi di chi fuggiva - spiega - L'ho tirata su, aiutato da uno sconosciuto. Non capivo cosa stesse succedendo, ho pensato a un attacco. Mi sono allontanato, portato fuori dalla piazza dal flusso. Nel frattempo ho visto i vigili del fuoco e le forze dell'ordine intente ad aiutare chi era in difficoltà. C'era una persona colta da crisi epilettica, si mordeva la lingua. E poi i vetri delle bottiglie rotte, la gente a terra ferita. Non avrei mai immaginato nulla del genere".

Una volta raggiunto l'esterno della piazza la situazione era leggermente più tranquilla, ma ancora surreale: "A quel punto era possibile correre. Le persone cercavano di mettersi in salvo sotto le macchine, dietro le colonne. Si alternavano momenti di normalità a nuove fughe improvvise. Sentivo voci di una macchina sulla folla, una bomba, una sparatoria. Era tutto falso. Il telefono non funzionava, non c'era campo a causa della troppa gente. Sono riuscito a mettermi in contatto con i miei amici circa mezz'ora più tardi, quando ormai avevo raggiunto la stazione Porta Nuova. Ero convinto che ci fosse stato davvero un attentato, non poteva essere uno scherzo. Poi ho letto le notizie su internet. Giusto che la procura indaghi - conclude il veneziano - Ma di certo anche questa volta ha vinto l'estremismo islamico, dimostrando di aver instillato in noi una paura difficile da tenere a bada".

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