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Panino autogestito, avanti tutta: "Oltre 5mila adesioni, pasti tra i più cari d'Italia"

I genitori di nove istituti veneziani coinvolti nell'iniziativa di protesta contro il caro mense. "Troppi sprechi che ricadono sul prezzo finale. Tetto del 60% rispettato? Falso"

Tornare ai costi "pre-Zappalorto" soprattutto tagliando su sprechi e inefficienze. È l'obiettivo dei genitori veneziani, che da giovedì cominciano a fare sul serio e danno il via alle iniziative di protesta contro i rincari sui buoni pasto a carico dei figli iscritti agli istituti del territorio. Perché, attaccano le famiglie, "al contrario di quanto affermato dall'amministrazione, in relazione al servizio fornito i pasti delle mense veneziane sono tra i più cari d'Italia". La giornata del panino autogestito proclamata per giovedì vuole essere un segnale chiaro diretto al sindaco Brugnaro: studenti in aula con il pranzo al sacco portato da casa e conseguente "boicottaggio" al servizio di mensa scolastica.

"Siamo oltre le 5mila disdette - annuncia Nicola Bon, portavoce dei genitori - Hanno aderito nove istituti per ora, ma nelle ultime ore ci hanno contattati altri tre rappresentanti di altrettante scuole, dicendo di essere interessati alle prossime iniziative". Fra quindici giorni, infatti, se non ci saranno segnali da parte del Comune, potrebbero scattare ulteriori forme di protesta. Sul dato dell'adesione Ames, l'azienda che si occupa del servizio mensa, non concorda e specifica che in realtà sono state registrate circa 2.800 segnalazioni. Per farsi un'idea è possibile consultare il sito www.scuole.pastel.it/lastlog.php, che registra in modo automatico le chiamate dei genitori intenzionati a disdire. "Stamattina c'erano dei malfunzionamenti nel sistema telefonico che gestisce le disdette - continua Bon - Esiste una app apposita, ma in pochi lo sanno. È una dimostrazione del fatto che il sistema ha delle falle, in molte occasioni la comunicazione non funziona e i pasti arrivano anche se non sono stati ordinati. Ne derivano sperperi che ricadono sul prezzo finale. Il dato sullo spreco di cibo è sul 30%, contro il 10% previsto dal contratto con Ames".

Sulle cifre, poi, è scontro aperto: l'assessore alle Politiche educative, Paolo Romor, ribadisce che la quota a carico dei genitori è al di sotto del 60% del costo totale del pasto. "Niente di più falso - rispondono le famiglie - Se il prezzo è di 5,90, la nostra parte supera il 70%. E il costo di un singolo pranzo (4 euro per le materne, 4,25 per elementari e medie) è fra i più cari d'Italia, in rapporto al servizio offerto. In altri posti si paga di più, ma la mensa fornisce e lava piatti e posate. Noi li facciamo portare da casa. In totale sborsiamo circa 850 euro all'anno per ogni figlio".

Nel mirino anche la gestione elettronica dei buoni pasto: "Avrebbe dovuto farci risparmiare, ma non è così - spiega Bon - Con questo sistema accade che chi è esente non si preoccupa di comunicare le eventuali disdette, oppure non sa come fare. Il risultato sono ulteriori sprechi che gravano su chi invece paga. Magari c'è gente esente che va in giro con il suv e che non deve neanche avvisare di quando il figlio non mangia: serve un sistema più efficiente e un metodo efficace di controllo. Tutti elementi che abbiamo messo in evidenza durante un incontro con il sindaco, in seguito al quale il Comune ha preso in carico la questione. Ma per ora nessuna risposta".

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