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Cristiano era nel cantiere per fare parkour. Lunedì nuovo sopralluogo della Municipale

I due ragazzini si erano già introdotti in passato nel piazzale della ditta Boscolo Bielo. Proseguono gli accertamenti per fare piena luce sull'accaduto. Niente autopsia sul corpo del tredicenne

È stata la passione per il parkour a spingerli all'interno del cantiere. Di domenica è un luogo isolato, al riparo da sguardi indiscreti. Nel piazzale della ditta si trovano sacchi di cemento, bancali, container, tutti elementi che lo rendono uno spot adatto per allenarsi in una disciplina sportiva fatta di ostacoli e dislivelli. E poi sono stati trovati dei guantini, di quelli usati da coloro che praticano questo sport. Non era la prima volta che Cristiano e il suo amico si intrufolavano abusivamente nell'area di Boscolo Bielo, lungo il canale della Scomenzera. Stavolta però sono andati oltre, avviando un carrello elevatore e facendolo rovesciare. Il ragazzino, di appena 13 anni, è rimasto schiacciato e ucciso dal peso del mezzo.

Sopralluogo

Non è chiaro invece se fosse la prima volta che i due utilizzavano il muletto. Potrebbe essere già successo, ma la ricostruzione dei fatti è complicata dal fatto che l'unico testimone, poco più grande della vittima, è stato soccorso in stato confusionale dopo che aveva assistito alla morte dell'amico. Per l'adolescente nelle ore successive è stato necessario un supporto di tipo psicologico. Gli agenti della polizia locale sono tornati con lui sul punto dell'incidente, il pomeriggio di lunedì, nella speranza che possa fornire altre informazioni utili alla ricostruzione dell'accaduto.

Indagini

I due ragazzini erano accomunati da un legame indiretto di parentela. Il più grande quel pomeriggio doveva raggiungere la casa del padre, a Sant'Alvise, mentre Cristiano - che risiedeva a Castello - era diretto da sua nonna, a Santa Marta. Insieme hanno deciso di deviare verso la Scomenzera e andare a giocare lì, in quell'area commerciale edilizia a cui si accede facilmente, scavalcando oppure passando da un foro nella recinzione. Se la ditta abbia delle responsabilità saranno le indagini a chiarirlo, mentre il giudice ha stabilito che non sarà necessario eseguire l'autopsia sul corpo di Cristiano. Resta l'amaro per una tragedia immane, che ha colpito un ragazzo giovanissimo e ha lasciato senza parole l'intera città.

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