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Patriarca di Venezia: "L'etica al centro di tutto per una reale inversione di rotta"

Ricordando la figura del beato Giuseppe Toniolo, Mons. Moraglia ha rilevato: "è assolutamente essenziale per la sopravvivenza dell'umanità

 

Solo ponendo l'etica al centro di tutto può essere data una risposta in grado di determinare "una reale inversione di rotta" rispetto alla crisi attuale. E', in estrema sintesi, il pensiero del Patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, intervenuto a Verona al Festival della Dottrina Sociale. Per Moraglia, l'etica va posta al centro "poiché solamente una finanza, un'economia e un profitto legati all'etica possono garantire la centralità dell'uomo; l'uomo, infatti, deve essere il fine tanto della finanza, quanto dell'economia, quanto del profitto". Ricordando la figura del beato Giuseppe Toniolo, il Patriarca ha rilevato: "l'etica è assolutamente essenziale per la sopravvivenza dell'umanità poiché tutte le azioni dell'uomo, alla fine, si rapportano al bene o al male, alla giustizia o all'ingiustizia e, in ultima istanza, si confrontano con la dignità della persona".
 
Mons. Moraglia, nel suo intervento, ha preliminarmente fatto una lunga analisi sulle ragioni della crisi evidenziando che "siamo di fronte a un momento storico che richiede un ripensamento strutturale: una riflessione a 360 gradi dell'economia, ormai sempre più globabilizzata, una riconsiderazione del rapporto finanza/economia, un ripensamento del lavoro, della produttività d'impresa, del profitto che non può essere a favore di alcuni e contro altri. Il profitto dovrà sempre più rispondere al bene comune di un'umanità globalizzata a livello di comunicazione, di finanza, di economia".
 
Nella disanima, il Patriarca ha ricordato che di fronte ai vari proclami c'é la necessità di intravvedere "segni certi" di un reale cambiamento di tendenza. Poi, oltre alle opinioni di vari economisti alla domanda posta nel novembre del 2008 dalla Regina Elisabetta sul perché nessuno si era accorto che stava arrivando "questa crisi spaventosa", ha citato anche l'apologo di la Fontaine "Pierina e il secchiolino del latte", che recandosi al mercato aveva fatto varie ipotesi su cosa avrebbe potuto ricavare dalle varie cessioni e acquisti legati alla vendita del latte ms che poi aveva rovesciato il secchio perdendo tutto. "la favola di Pierina - ha detto tra l'altro Moraglia - è immagine di una finanza che si concepisce in termini speculativi, come gioco d'azzardo più che come strumento posto al servizio dell'economia reale e del bene comune". Gli ultimi richiami sono stati dedicati alla dottrina sociale della Chiesa e alla tutela del lavoro, di cui la Chiesa si fa carico iniziando dalle persone e guardando il bene comune.
(ANSA)
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