Case di riposo e residenze per anziani, Pd: «Ora una commissione»

Cgil: «Aprire un tavolo di crisi. Ok verifica delle responsabilità dall'indagine conoscitiva della procura, ma non siano imputate al personale». L'ipotesi commissariamento

Case di riposo, archivio

«Già in una interrogazione avevamo chiesto che venissero effettuati tamponi e non utilizzati test rapidi, meno affidabili, per ospiti e operatori delle case di riposo, Ipab e residenze per anziani, prevenendo i focolai di contagio da coronavirus fra i più fragili. Abbiamo appreso dell'indagine conoscitiva avviata dalla Procura di Venezia. Sollecitiamo la convocazione di una commissione consiliare alla presenza delle istituzioni pubbliche e private per anziani». Lo scrive Monica Sambo, capogruppo Pd in Consiglio comunale a Venezia. «Ora occorre tenere sott'occhio gli operatori comunali dell'assistenza domiciliare». Una richiesta che già qualche tempo fa avevano fatto la Funzione Pubblica Uil e il Movimento per tutela della sanità pubblica veneziana.

I dati

La stessa sigla, ma del sindacato Cgil, è tornata sull'argomento dopo aver contestato la presentazione dei dati sui contagi nelle case di riposo venete fatta dall'assessorato alla Sanità della Regione. «Pochi i contagi» nel Veneziano, nelle strutture di competenza delle aziende Ulss3 e Ulss4, se paragonati a quelli di altre residenze per anziani. «Smettiamo di parlare di percentuali», avevano scritto Daniele Giordano segretario della sigla e Marco Busato, responsabile Sanità Fp Cgil Venezia, nonostante l'evidenza delle percentuali di Azienda Zero sulle province. I contagi diffusi in quasi tutte le unità della Città Metropolitana e i decessi registrati, soprattutto in alcune, devono aver messo in moto la macchina investigativa che ora cerca di comprendere, attraverso i rilievi dei Nas, come da febbraio il coronavirus sia entrato in queste strutture.

Commissariamento

«Se ci sono state responsabilità nella gestione dell’emergenza certamente non potranno essere imputate al personale di assistenza - scrive Fp Cgil -. Per affrontare questa situazione, e prevenire ulteriori disagi, abbiamo sollecitato di aprire un tavolo di crisi istituzionale. Le residenze con il maggior numero di ospiti positivi sono quelle dove sono stati fatti più tamponi. Serve quindi un monitoraggio approfondito, viste anche le considerazioni della immunologa Antonella Viola dell’Università di Padova che mette in guardia sulla reale attendibilità dei test rapidi. A questo punto - conclude Giordano - c'è da valutare se le strutture in difficoltà, che vivono una condizione di vera e propria emergenza, non debbano essere commissariate e prese in carico nella totale responsabilità dalla Regione».

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«Premiare gli operatori»

«La Regione avrebbe dovuto intervenire prima con azioni urgenti e cogenti nei confronti delle strutture residenziali con la presa in carico complessiva da parte delle Ulss di riferimento – dice Italia Scattolin della Fp Cgil di Venezia - Preoccupante che si sia pensato di sottoporre questi lavoratori a tampone o a test rapido solamente con estremo ritardo – accusa la dirigente sindacale -. Nel frattempo sono stati chiamati a gestire la paura dal contagio e la preoccupazione della sicurezza del ritorno a casa per le proprie famiglie. Siamo quindi convinti - prosegue - che a queste lavoratrici e a questi lavoratori, che sono stati e sono fondamentali nella gestione dell’emergenza, così come per i lavoratori della Sanità, vada riconosciuto un miglioramento economico».

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