Bambini stranieri senza pediatra: il tribunale ordina al Veneto di rimuovere le discriminazioni

La Regione deve riconoscere il servizio ambulatoriale pediatrico pubblico gratuito anche ai minori stranieri comunitari ed extracomunitari non regolarmente soggiornanti

Discriminazioni sanitarie nei confronti dei bambini stranieri. È ciò che è avvenuto per anni in Veneto, secondo quanto stabilito dal tribunale di Venezia che qualche giorno fa ha condannato la Regione e la Ulss3 Serenissima a garantire «un servizio ambulatoriale pediatrico pubblico accessibile gratuitamente equiparabile al pediatra di libera scelta cui dà diritto l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale».

Il caso era stato portato all’attenzione del tribunale dall’AGSI, Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione, citando un report di Emergency sulle attività del suo poliambulatorio di Marghera, dove sono stati assistiti negli anni diversi minori stranieri non regolarmente soggiornanti che non avevano potuto accedere a un servizio pubblico di pediatria.

Come ricorda l’AGSI in una nota, «secondo le attuali direttive inserite anche nelle linee guida regionali, infatti, i minori stranieri non regolarmente soggiornanti possono accedere alle prestazioni sanitarie unicamente tramite il Pronto Soccorso, senza poter fruire della disponibilità di un pediatra. Questa previsione di fatto li esclude dall’accesso al servizio pediatrico a libera scelta, di cui usufruiscono, invece, i minori italiani e soggiornanti regolari e nega loro l’assistenza di base come cura ordinaria e di monitoraggio della crescita in ottica  preventiva».

La stessa difesa della Regione Veneto, ha ricordato l’AGSI, aveva riconosciuto «che effettivamente all’interno del Consultorio della Ulss 3 non esiste un servizio stabile (ufficio apposito) di pediatria di base per i soggetti  in questione».

In Veneto la tessera con codice STP (Straniero temporaneamente presente) e la tessera ENI (Europeo non iscritto) non consentono «l’accesso all’intera gamma, e alle stesse condizioni, delle prestazione sanitarie previste per la generalità della popolazione minorile», ha specificato il tribunale, sottolineando come queste tessere consentano sì l’accesso alle cure “indifferibili e urgenti” ma non diano la possibilità di scegliere un medico di famiglia e quindi, per quanto riguarda ai minori, di poter avere un pediatra di libera scelta.

Questo «nonostante la parità di trattamento di tutti i minori sotto il profilo sanitario, a prescindere da qualsiasi altra condizione, sia garantita dalla Convenzione di New York del 20 Novembre 1989 sui diritti del fanciullo ed ancora più puntualmente dall’art. 63 del DPCM 12.01.2017 sui livelli essenziali di assistenza sanitaria, ove testualmente si sancisce che "i minori stranieri presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all’ingresso ed al soggiorno sono iscritti al Servizio sanitario nazionale ed usufruiscono dell’assistenza sanitaria in condizioni di parità con i cittadini italiani"».

L'articolo originale su Today.

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