Cronaca

Venezia perde residenti e lavoro. Lo studio: "Replicare i modelli di Barcellona e Berlino"

Osservatorio della città metropolitana "Pensare Venezia": per la Fondazione Pellicani la gestione degli alloggi pubblici in laguna non è efficace. Proposte soluzioni su federalismo fiscale, welfare, periferie, inclusione sociale, ambiente, sanità

E se Venezia si reinventasse a partire dalla casa e dal riuso degli spazi pubblici? La perdita di residenti è uno dei temi più delicati affrontati dalla Fondazione Pellicani nel suo ultimo studio dedicato alla città metropolitana, "Pensare Venezia". Il documento evidenza come il calo demografico riguardi non solo il centro storico, ma anche la terraferma e il resto della provincia. Dato che si aggiunge ad un basso grado di attrattività per i giovani lavoratori e le giovani coppie. "Per costruire una città in grado di competere con le altre realtà europee - si legge - dobbiamo dare vita ad una città delle opportunità, dove i giovani possano trovare lavoro ma soprattutto crearlo, realizzando le loro idee. Superando così anche il problema dell’impoverimento progressivo delle famiglie".

Così la prima questione da affrontare è quella degli alloggi: "L’Ater - spiega il documento - deteiene un patrimonio di edilizia residenziale pubblica tra i più elevati a livello nazionale: circa 11mila alloggi, che però sono abitabili solo per una certa percentuale perché bisognosi di manutenzioni troppo onerose per chi li ha in gestione". Come fare, allora? Qualche spunto positivo arriva dall'estero: "A Barcellona - riporta lo studio - il sindaco Colau vuole concedere gli appartamenti vuoti e favorire la cessazione e l’affitto ai piccoli proprietari con la garanzia del Comune. Nel caso di stabili di banche o fondi di investimento vengono proposte sanzioni se non vengono immessi nel mercato immobiliare per vendita o affitto". E poi l’affitto sociale: "Il Comune si riserva l’intermediazione con i proprietari per trasformare le case vuote in “affitti sociali” gestendo le cooperative delle case attraverso crediti e sistemi amministrativi più facili".

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"A Berlino, invece, dove negli ultimi quindici anni il processo di dismissione e privatizzazione del patrimonio immobiliare pubblico è stato enorme a causa delle politiche di austerità, si stanno ora bloccando le svendite e le uniche permesse sono a investitori che assicurino un effettivo social housing oppure direttamente agli inquilini a basso costo. Tra i punti del governo berlinese c’è un massiccio piano di acquisti e di nuove edificazioni pubbliche". "Con logiche simili - propone lo studio - anche la Città metropolitana di Venezia potrebbe essere in grado di rigenerare il proprio patrimonio edilizio, dare maggiore stabilità ai suoi cittadini garantendo la condizione minima di una adeguata crescita ed una più vivace attrattività dei propri comuni".

Sono 6 gli scenari ipotizzati dall'osservatorio della Fondazione Pellicani per la Città metropolitana, tutti presentati come possibili sviluppi per il futuro dell'area: se Venezia si reinventasse a partire dalla casa e dagli spazi pubblici, appunto; e poi se fosse l’hub logistico del NordEst, se diventasse esempio di politiche di rigenerazione urbana, se diventasse il primo polo universitario per innovazione sociale e culturale d’Europa, se sperimentasse il federalismo fiscale, se diventasse laboratorio per le politiche sociosanitarie di domani.

“Pensare Venezia” sviluppa una riflessione sulle potenzialità dell'area metropolitana, prendendo spunto dal confronto con altri contesti urbani metropolitani e focalizzando il ragionamento su alcuni temi cardine: beni comuni, casa, federalismo fiscale, welfare, periferie, inclusione sociale, ambiente, lavoro, partecipazione, ricerca, condivisione, sistema sociosanitario. Va da sé che “Pensare Venezia” non costituisce un piano strategico alternativo, bensì è una piattaforma aperta che evidenzia alcune questioni centrali per il futuro del territorio metropolitano. Lo studio parte dall'esame comparato delle esperienze più avanzate maturate finora in altre Città metropolitane (Bologna, Milano, Torino), per poi immaginare i primi sei scenari, introdotti da un titolo provocatorio (E se Venezia.....), in cui vengono affrontati alcuni temi strategici dell'area.

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