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"Per Galan affari in estremo oriente per cinquanta milioni di dollari"

L'ex governatore lunedì mattina si è difeso alla Camera. Secondo i magistrati però la sua famiglia avrebbe avuto grossi interessi economici

Se l'ex governatore del Veneto Giancarlo Galan lunedì mattina ha preso la parola per difendersi dalla richiesta d'arresto spiccata dalla Procura di Venezia nei suoi confronti nell'ambito dello scandalo Mose, allontanando da sé ogni accusa, per i magistrati "parlano" le carte. Che continuano a essere oggetto di indagini e approfondimenti. Fatto sta che nella documentazione si parlerebbe di "cospicue operazioni commerciali nel Sud Est asiatico" nell'ordine di 50 milioni di dollari, trovate in documenti in possesso di un presunto prestanome, per le quali emergerebbe "la riconducibilità alla famiglia Galan".

A queste operazioni - compravendite societarie soprattutto in Indonesia - i pm erano arrivati tramite documenti trovati dal Gico in possesso del prestanome in occasione di uno suo espatrio il 19 luglio 2013 in Indonesia. Il controllo all'aeroporto Marco Polo. I magistrati scrivono che la "riconducibilità alla famiglia Galan" emergerebbe da una serie di conversazioni intercettate tra lo stesso prestanome e la moglie, nel periodo in cui si diffuse la notizia del decesso della suocera di Galan. I coniugi, amici dei Galan, si sentono in obbligo di partecipare al funerale. In un intercettazione ambientale l'uomo parla con la moglie sull'opportunità di rinviare la partenza ed andare al funerale. "Senti - risponde la moglie - c'è un po' l'idea che tu sei là per lavoro per la storia del gas che Giancarlo è cosa a cui lui è molto sensibile... se stessimo andando a Rovigno ancora ancora... ma tu sei lì per lavoro! ... chiama Giancarlo ... digli che è la storia dell'Indonesia del gas spiegagli che è il gas ... che è la conclusione della vicenda del gas".

Rientrati in Italia - si legge sempre nella carte dell'inchiesta - i due riferiscono alla moglie di Galan di essere appena tornati dall'Indonesia e chiedono con urgenza un incontro. La sensazione, secondo i magistrati, è che tale urgenza fosse da ricondurre "proprio al controllo doganale e quindi all'acquisizione di documentazione che si ritiene riconducibile alla famiglia Galan".

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