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Trivelle croate nel mar Adriatico: sit in di protesta a Venezia

Manifestazione in piazza San Marco di Legambiente, Greenpeace, WWF e Movimento cinque stelle che chiedono lo stop alle piattaforme della Croazia nel mare: "Fermate lo scempio"

Le proteste degli ambientalisti (ma non solo) si sono fatte sentire in tutte le città costiere dell'Adriatico, in cui all'unisono la richiesta alla Croazia è di sospendere le trivellazioni nel tratto di mare di competenza slava. Per questo motivo sabato mattina verso le 11.30 Legambiente, Greenpeace, WWF e Movimento cinque stelle hanno organizzato un sit-in di protesta in riva degli Schiavoni, con sullo sfondo lo scenario impareggiabile di piazza San Marco in grado di regalare ulteriore visibilità alle loro rimostranze.

"SCEMPIO". Anche alcuni politici, a livello locale ma anche nazionale, hanno preso una posizione netta in questo senso. Con il sindaco di Chioggia Giuseppe Casson che, per esempio, nei giorni scorsi ha sparato a zero contro questa prospettiva e, in Parlamento, con il Movimento Cinque Stelle che ha presentato una interrogazione urgente ai ministri per gli Affari esteri e dello Sviluppo economico chiedendo "al Governo italiano di aprire un contenzioso con la Repubblica Croata per fermare lo scempio del mare Adriatico". "Ci sono ormai evidenze scientifiche che le piattaforme a mare rilasciano fluidi di perforazione e scarti metallici, che includono sostanze tossiche, fra cui cromo, mercurio e benzene", direttamente nelle acque marine.

APPELLO AL GOVERNO. "Basterebbe questo per bloccare la follia delle perforazioni nell'Adriatico - dicono i due esponenti del M5S - Chiediamo al Governo di verificare la compatibilità delle attività in corso e di attivare una stretta interlocuzione con il governo croato, che ha suddiviso il 90% del proprio specchio acqueo in 29 aree di estrazione petrolifera; chiediamo se si intenda avvalersi nei confronti della Repubblica di Croazia di quanto previsto dalla Legge 3 novembre 1994, esigendo il diritto alla consultazione; se si intenda rispettare l'impegno preso con l'approvazione in Senato della mozione in data 2 aprile 2014".

ALCUNI DATI. Sono 36.823 i kmq del Mar Adriatico croato suddivisi in 29 macro aree da investigare per la ricerca di idrocarburi. Un’attività che va ad aggiungersi a quelle già presenti nel Mar Adriatico: attualmente sono 9 le piattaforme di estrazione di gas in acque croate. Sul versante italiano le aree interessate da attività di ricerca petrolifera ammontano a quasi 12.000 kmq. Sono 6 le piattaforme già attive per l’estrazione di greggio. Nell’Alto Adriatico italiano, invece, sono attive 39 concessioni per l’estrazione di gas, da cui si estrae il 70% del metano prodotto in Italia.

UN MARE "FRAGILE". Il Mar Adriatico è un ambiente estremamente fragile per le caratteristiche proprie di “mare chiuso” che definiscono un ecosistema molto importante e già messo a dura prova. In questo contesto si inseriscono le nuove attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi con tutti gli impatti che comporterebbero non solo per l'ecosistema marino, ma anche per le attività che oggi costituiscono un’importante ricchezza per i Paesi costieri come la pesca e il turismo. È la stessa documentazione prodotta dal governo croato che, sul possibile impatto transfrontaliero in Italia relativamente ai campi di ricerca denominati 18 e 24, scrive: “le aree sono distanti circa 22 km dall'area Natura 2000 IT 911001 Isole Tremiti (SCI) e IT 9110040 Isole Tremiti (SPA). Data la distanza dai campi di ricerca non si prevedono impatti transfrontalieri per quanto riguarda le aree Natura 2000 in Italia, escluso in casi di incidenti.".

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