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Permessi falsi ai cinesi, in manette finisce anche un poliziotto

L'inchiesta è della Dda di Venezia ed è scaturita da una segnalazione della questura di Treviso. In manette anche un finto commercialista

Facevano arrivare cinesi illegalmente e li aiutavano a recuperare dei permessi di soggiorno falsi. Quattro persone sono finite in galera e tra loro ci sono pure un poliziotto e un commercialista, anche lui rivelatosi fasullo. L'inchiesta è della procura distrettuale antimafia di Venezia, con il supporto dell'ufficio immigrazione della questura di Treviso. Tutti gli indagati nella giornata di martedì, sono stati raggiunti tutti da un ordine di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata alla permanenza illegale nel territorio dello Stato: oltre al poliziotto e al finto commercialista sono finiti in carcere due cittadini di origine cinese, che costituivano il collegamento tra la comunità cinese trevigiana e l'ufficio immigrazione.

Tutto ruotava attorno a un assistente capo della polizia di stato di Treviso, 52enne del posto, che riusciva attraverso sistemi informatizzati ad agevolare l'ottenimento dei permessi di soggiorno. In pratica seguiva l'iter necessario per un rinnovo ma in realtà otteneva dei permessi a lungo termine: in questo modo la documentazione che gli immigrati dovevano presentare era molto meno corposa. Nel caso in cui ai cinesi mancassero anche questi documenti entrava in azione il finto commercialista, che attraverso una società di cui era amministratore delegato produceva documenti di posizione di lavoro e di posizione contributiva contraffatti. Garanzie di tipo lavorativo che erano necessarie ai cinesi.

Ogni pratica illegale fruttava ai delinquenti una cifra che si aggirava tra i 2 e i 3mila euro, la maggior parte dei quali andava in tasca proprio al poliziotto. Circa 200 i permessi illegali rilasciati, per un giro d'affari che ai aggira sul mezzo milione di euro: tutti guadagnati tra il dicembre 2012, data in cui l'agente ha cominciato a operare nell'ufficio immigrazione, all'estate del 2013, quando è stato cambiato di incarico.

A far scattare le indagini, nel febbraio del 2013, la segnalazione della dirigente dell'ufficio immigrazione trevigiano, allertata di alcune irregolarità. Poi una serie di intercettazioni telefoniche, pedinamenti e appostamenti che hanno portato all'arresto dei quattro martedì mattina. A tutti è contestato il reato di associazione a delinquere finalizzata ad immigrazione clandestina, mentre il poliziotto deve rispondere anche di reati contro la pubblica amministrazione e abuso d'ufficio. Nel frattempo sono stati rivisti i permessi di soggiorno irregolari, con il respingimento di tutte le pratiche. Denunciati anche un centinaio di cittadini cinesi per documentazione falsa.

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