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Permessi di soggiorno falsi: tocca Venezia l'inchiesta, 100 indagati

L'indagine è partita da Treviso e ha coinvolto studi di consulenza e imprenditori, oltre che stranieri. Falsificati Cud e buste paga

TREVISO Fino a mille euro per un permesso di soggiorno falso e, per chi non poteva permettersi di spendere una cifra così alta, un periodo di lavoro manuale gratis. È andata avanti per quasi un anno l’indagine che ha permesso alla squadra mobile della Questura di Treviso di incastrare stranieri (soprattutto albanesi, marocchini e kosovari), professionisti e imprenditori che sono arrivati a falsificare modelli Cud, contratti, buste paga e modelli Unilav.

Coinvolti nell’inchiesta, realizzata in collaborazione con l’ufficio immigrazione di Treviso, tre studi di consulenza del lavoro, di cui due a Treviso e uno a Venezia, cinque imprenditori, di cui due kosovari di 46 e 22 anni e tre italiani di 40, 28 e 34 anni e due professionisti, un trevigiano di 67 anni e un veneziano di 41. Indagate a piede libero oltre un centinaio di persone, per la maggior parte stranieri anche giunti in Italia nell’ambito dell’operazione Mare Nostrum. L’accusa è quella di produzione di documenti falsi finalizzati alla realizzazione di falsi documenti di soggiorno per regolarizzare le posizioni lavorative degli immigrati.

Secondo quanto accertato dalla polizia, professionisti e imprenditori avrebbero aiutato gli stranieri a ottenere permessi di soggiorno completamente falsi manomettendo tutta la documentazione relativa alla richiesta. Il settore maggiormente coinvolto è quello dell’edilizia e delle cooperative sociali. Tra gli imprenditori, in particolare, c’è I.S., 34enne di Conegliano e amministratore di una fittizia cooperativa di Montebelluna che accoglieva i lavoratori stranieri che, una volta ottenuta la documentazione, regolarizzavano la loro posizione negli uffici appositi delle Questure di Treviso, Venezia, Belluno e Torino.

Per chiudere l’indagine gli agenti hanno sentito più di novanta immigrati ed effettuato perquisizioni nei domicili degli indagati e nelle sedi in cui operavano i professionisti. Il prezzo del permesso di soggiorno fittizio variava da un minimo di 600 a un massimo di poco più di mille euro.

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