L'indagine / Mestre Centro

Strage di Mestre. «Una rottura meccanica del bus prima dell'incidente»

La rottura del sistema di sterzo avrebbe causato l'ingovernabilità del mezzo. Le barriere erano inadeguate, ma per ora non è stabilito un rapporto di causalità con la caduta

Una rottura meccanica potrebbe aver provocato lo sbandamento del bus precipitato il 3 ottobre scorso dal cavalcavia Vempa di Mestre, nell'incidente che ha portato alla morte di 22 persone. «Dall'analisi tecnica - ha spiegato oggi il procuratore capo di Venezia Bruno Cherchi - risulta la rottura del giunto - ovvero del sistema che porta il movimento dallo sterzo alle ruote - in un momento precedente allo sbandamento». Questo è legato a sua volta «alla rottura di un perno che, all'interno del sistema, collega il giunto». In sostanza, spiega Cherchi, sembrerebbe che «la rottura abbia una causalità con la situazione di ingovernabilità del mezzo».

Ora, ha specificato la procura, resta da capire quando il pezzo si sia rotto. Sembra che il guasto non sia dovuto a un urto, «quindi l'ipotesi è che il perno fosse ammalorato in precedenza, nonostante il mezzo avesse appena un anno di vita. Il problema - rileva Cherchi - è capire perché si sia rotto questo perno», anche perché le perizie hanno stabilito che i materiali impiegati erano conformi. In seguito ad un guasto di questo tipo, sempre in base a quanto emerge dalle consulenze tecniche, il mezzo «può diventare ingovernabile qualora ci sia una frenata».

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Al malfunzionamento del bus si aggiungono le cattive condizioni delle barriere stradali, che non hanno retto all'urto e, secondo la perizia della procura, avevano «un problema di vetustà e mancata manutenzione». Di certo non erano adeguate ma non è accertato, per ora, se e in quale misura questo sia stato determinante nella caduta del bus. Proprio ieri, 20 giugno, la procura ha disposto la rimozione delle barriere di sicurezza e del parapetto nel tratto del cavalcavia superiore, dove nel frattempo il Comune di Venezia sta procedendo con i lavori di ripristino.

Non risulterebbero, invece, comportamenti anomali da parte dell'autista: gli accertamenti escludono che abbia utilizzato il telefono dopo la partenza del bus, mentre la visione delle telecamere interne, che hanno registrato tutte le fasi dell'incidente, «nulla aggiunge alla dinamica dei fatti». Le perizie mediche sul cuore dell'uomo, diffuse a gennaio, hanno verificato che non è stato un infarto a causare la morte. I risultati delle ultime consulenze tecniche, ha precisato il procuratore, sono stati depositati alle parti tra ieri e oggi, e sono a disposizione dei rispettivi difensori. Restano indagati, al momento, tre funzionari del Comune e l'amministratore della società La Linea, proprietaria del bus.

Nell'incidente avevano perso la vita sul colpo 21 persone, tra cui l'autista, e altre 15 erano rimaste ferite: una di queste è morta alcuni mesi dopo a causa delle gravi conseguenze riportate. L'episodio aveva scosso per la sua tragicità. Quella sera il bus era diretto al camping di Marghera dove i turisti stavano facendo rientro dopo una gita a Venezia. Mentre percorreva il viadotto ha sbandato improvvisamente, sfondando le barriere di protezione e precipitando di sotto per una decina di metri, prima di schiantarsi nell'area del sedime ferroviario.

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