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Mafia al Tronchetto? Perquisizioni dei Ros: otto persone indagate

Gli accertamenti a Venezia e Mestre nei confronti di cittadini che avrebbero avuto rapporti con Cosa Nostra, sulla base delle dichiarazioni di Galatolo. Bettin: "Conferma della presenza della malavita organizzata"

Ipotesi di infiltrazioni mafiose tra le attività commerciali del Tronchetto. Giovedì mattina i carabinieri del Ros di Padova e i militari di Venezia sono stati impegnati in una dozzina di perquisizioni tra la provincia e la laguna nei confronti di otto indagati per concorso esterno in associazione mafiosa. Si tratterebbe di commercianti o lavoratori che si sarebbero prestati, secondo l'accusa, al possibile riciclaggio di denaro sporco della malavita organizzata. O che comunque avrebbero avuto rapporti con i clan mafiosi.

Gli accertamenti dunque sono in corso non solo nella zona del Tronchetto, ma anche in abitazioni e uffici in centro storico, Mestre, Marghera e in provincia. Anche a Mirano. A coordinare le indagini la Procura antimafia di Venezia, sulla base delle rivelazioni fornite da Vito Galatolo, figlio del boss di Cosa Nostra Vincenzo. "'U Picciriddu" venne arrestato il 23 giugno scorso in un appartamento di via Pio X, a due passi da piazza Ferretto a Mestre. Ci era finito in soggiorno obbligato, lavorando per un paio d'anni proprio al Tronchetto. Suo padre invece era stato condannato all'ergastolo per l'omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Non è escluso che i militari dell'Arma fossero alla ricerca anche di armi e di esplosivi. "'U Picciriddu", infatti, avrebbe dichiarato di essere a conoscenza di particolari sulla bomba che sarebbe stata destinata al pubblico ministero di Palermo Nino Di Matteo. In alcuni casi, infatti, giovedì mattina i carabinieri si sono presentati con i cani specializzati nella ricerca di esplosivo.

Perquisite abitazioni e uffici di operatori del trasporto pubblico e privato e imprenditori veneziani del settore. Tra gli indagati soprattutto veneziani, ma anche, in minoranza, persone di origini siciliane. che avrebbero mantenuto rapporti con Galatolo prima del suo arresto. Anche chi per due anni gli diede un posto di lavoro come mozzo sulle imbarcazioni da gran turismo.

Vito Galatolo ha iniziato a collaborare con la giustizia a fine ottobre. Da quel momento ha iniziato a parlare con i magistrati e a far luce sulle attività della famiglia di Acquasanta. Dopo meno di due mesi, la svolta. Le forze dell'ordine cercavano soprattutto il denaro del clan. Le tracce dei suoi presunti investimenti in laguna, passando al setaccio anche personal computer, hard disk, pen drive, documenti e cellulari in grado di fornire indizi o prove sulla possibile attività illecità su cui ha messo gli occhi la Procura distrettuale antimafia.


"L’operazione odierna è di eccezionale importanza e conferma il fondato rischio di una presenza malavitosa di altissimo livello e di un’alleanza tra delinquenti locali e Cosa Nostra - commenta l'ex assessore all'Ambiente, Gianfranco Bettin - Dopo l’arresto di Galatolo, dopo le prime notizie sui suoi rapporti con la realtà del Tronchetto, ma anche dopo la recente sconcertante sentenza di appello, avevo provveduto a inviare una prima documentazione alla Commissione parlamentare Antimafia (anche in relazione ai messaggi minatori ricevuti dopo i miei interventi fra l’altro proprio dedicati al Tronchetto). Attraverso il deputato Claudio Fava, era stato interessato l’ufficio di presidenza che ha ipotizzato una trasferta a Venezia per gennaio proprio sulla vicenda del Tronchetto. Sarà l’occasione per valutare anche quanto emerge da quest’ultima preziosissima indagine e da questa clamorosa operazione".
 
Nelle prossime settimane, dunque, è possibile che il "caso Tronchetto" acquisti pure ribalta nazionale: "Nessuno minimizzi più, si rompa definitivamente una certa coltre di indifferenza, vengano stroncati finalmente annosi traffici criminali che lucrano su un settore strategico e redditizio, come il turismo, e che vengano disvelati e recisi i legami eventuali con le organizzazioni mafiose - continua Bettin - Bisogna capire se attraverso il turismo vengano riciclati profitti di origine criminale, che in tal modo altererebbero la concorrenza e inquinerebbero un settore strategico dell’economia. Bisogna capire di quali eventuali complicità si nutre questo 'sistema', a cominciare da quelle politiche. Bisogna capire se attorno a questo affare stiano convergendo o siano già confluiti nuovi poteri criminali".

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