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Perquisizioni nella sede di Veneto Banca per "ostacolo alla vigilanza"

La guardia di finanza nella prima mattinata di martedì ha passato al setaccio la sede di Montebelluna e le abitazioni di sedici indagati

La guardia di finanza sta effettuando delle perquisizioni nella sede di Veneto Banca e nelle abitazioni dell'ex presidente Flavio Trinca e di Vincenzo Consoli, ex amministratore delegato e tuttora direttore generale dell'istituto. Perquisite anche le abitazioni di sedici soci, risultati destinatari di ingenti finanziamenti. L'ipotesi su cui si sono mossi i finanzieri, coordinati dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dal sostituto Maria Francesca Loy del Gruppo Economia della procura di Roma, è ostacolo all'attività dell'Autorità di Vigilanza.

Nelle attività investigative dirette dalla Procura di Roma sono impegnati un centinaio di finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria e del Nucleo di polizia Tributaria di Venezia.

Veneto Banca è una cooperativa popolare non quotata, ma con azioni diffuse tra il pubblico in misura rilevante, che rientra tra le banche che dovranno adeguarsi al decreto cosiddetto "investment compact".


"Veneto Banca ripone piena fiducia nell'operato della Magistratura e della Guardia di Finanza - ha dichiarato in una nota il presidente dell'istituto bancario Francesco Favotto -  Garantiamo la massima disponibilità a collaborare con le autorità, nelle modalità che riterranno piu' opportune".


L'indagine della Procura di Roma sarebbe cominciata sulla base di un'ispezione della Banca d'Italia, conclusasi con un rapporto consegnato all'Autorità giudiziaria della capitale. Dall'esame della documentazione sarebbe emersa l'ipotesi di reato di ostacolo all'attività di vigilanza. Palazzo Koch ha rilevato la sussistenza di gravi anomalie, a causa delle quali è stata decisa la decurtazione "del relativo patrimonio di vigilanza, nel dettaglio rettificato da 2.012.923.000 euro a 1.662.948.000 euro con uno spread negativo di 345.975.000 euro". Nel rapporto inviato all'Autorità giudiziaria, Bankitalia ha sottolineato la tendenza "a concedere finanziamenti in assenza delle prescritte tutele in materia e a scapito di una puntuale valutazione del merito creditizio, con conseguente scadimento della qualità del portafoglio prestiti, sovente normalizzato pur dinanzi a sintomi di insolvenza in capo agli affidati e, dunque, complessivamente assoggettato a svalutazioni inferiori a quelle dettate da una sana e prudenziale gestione degli impieghi, tali da far emergere in sede ispettiva maggiori perdite per 192.975.000 euro, anch'essi incidenti negativamente nella stima del patrimonio di vigilanza". Nell'ambito dell'indagine è stato precisato che per il momento non sono avvenute iscrizioni nel registro degli indagati.

Veneto Banca aveva presentato i risultati preliminari del bilancio 2014 lo scorso 11 febbraio e da essi era emerso un risultato negativo per 650 milioni di euro a causa di rettifiche per 363 milioni e svalutazioni degli attivi per 390 milioni, cioè del 41%. Questo, era stato spiegato dai vertici dell'istituto di Montebelluna, soprattutto a causa dell'accoglimento integrale delle indicazioni della Bce in termini di Asset quality review e che avevano dato luogo ad accantonamenti prudenziali per 539,6 milioni su un totale dei 746,4 contabilizzati.

In assenza di tali correzioni, era anche stato spiegato, l'utile - in rosso per il terzo esercizio consecutivo - sarebbe risultato invece positivo per 103 milioni. Relativamente agli altri indicatori la raccolta nel 2014 è passata a 24,6 miliardi (+2,5%) e l'attivo scende a 36,5 miliardi, in calo di 2,2 punti sull'esercizio precedente mentre, per la patrimonializzazione, il Common equity ratio sale al 9,6%, tasso superiore ai requisiti minimi attualmente previsti dalla normativa di vigilanza. L'esame del Consiglio di amministrazione sul prospetto di bilancio è previsto per il prossimo 10 marzo.

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