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"Corruzione", Veritas nella bufera: raffica di perquisizioni su appalti

Indagato il dirigente del settore commerciale, discariche e bonifiche Claudio Ghezzo. Accertamenti della Finanza in gran parte del Veneto

Appalti costruiti ad hoc per favorire questa o quella realtà attiva nel settore del trattamento dei rifiuti. In ogni sua fase: dallo smaltimento, al recupero, dal conferimento al trasporto di rifiuti. Questa l'ipotesi formulata dalla Procura di Venezia nei confronti soprattutto di uno dei massimi dirigenti di Veritas, Claudio Ghezzo, responsabile del settore commerciale, delle bonifiche, degli smaltimenti e delle discariche. I magistrati hanno disposto dalle prime ore di mercoledì una raffica di perquisizioni domiciliari e locali in quasi tutte le province del Veneto (oltre a Venezia ci sono Padova, Treviso, Verona e Vicenza) con l'obiettivo di acquisire documentazione utile all'inchiesta. L'ipotesi accusatoria è che l'indagato principale affidasse appalti diretti o tramite gare pilotate alle altre società, di fatto intascando il 2% sul fatturato: cifre non da poco, visto che si parla di centinaia di migliaia di euro incassati dalle società coinvolte per smaltire i rifiuti solidi urbani gestiti da Veritas. Numeri che sono comunque in aggiornamento, dal momento che la guardia di finanza sta acquisendo proprio in queste ore tutto il materiale per riuscire a fare una stima esatta della quantità di appalti truccati e degli illeciti in denaro perpetrati dai vari soggetti, per stabilire l'ammontare complessivo del volume d'affari gestito dalle società coinvolte. Gli accertamenti sono condotti da un centinaio di finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Venezia nell'ambito dell'operazione chiamata "Deserto".

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Particolare preoccupazione è dettata dal fatto che un ramo dell'inchiesta è anche indirizzato a scoprire se vi sia stato smaltimento illecito dei rifiuti. I reati ipotizzati a vario titolo per le persone coinvolte (otto in tutto, tra cui il dirigente) sono corruzione, abuso d'ufficio, turbativa d'asta e attività gestione rifiuti non autorizzata. Si tratterebbe soprattutto di un'impresa di intermediazione rifiuti (pericolosi e non pericolosi, urbani e industriali) di Cittadella, la Plan-Eco srl e di una azienda mestrina, con sede in via Torino, specializzata anche in bonifiche, la Demont Ambiente srl. Indagati i rappresentanti legali di entrambe le ditte, così come quello di un grosso gruppo specializzato in trattamento di rifiuti di Noale (la Cosmo) e di Arcugnano, nel Vicentino (la Futura srl). Nel mirino sono finite, oltre a Veritas e le altre quattro aziende, anche due realtà societarie gravitanti attorno alla municipalizzata, di cui Claudio Ghezzo era vicepresidente e consigliere delegato: la Ecoprogetto Venezia srl ed Ecoricicli Veritas srl. L'indagine (ancora in corso) ha potuto contare su una svolta nel momento in cui è stata messa sotto controllo l'auto del dirigente. Rivelatasi una miniera di informazioni, ora tutte da vagliare. L'8 aprile 2015 Ghezzo alluderebbe ai "soliti tramacci" che Veritas compirebbe per abbassare i prezzi negli appalti.

L’azione investigativa intende approfondire, su tutto il territorio regionale, il ruolo dei soggetti responsabili della divisione della società municipalizzata lagunare che si occupa del settore commerciale riferito a smaltimenti, bonifiche e discariche, in relazione con le altre direzioni societarie e con le varie società controllate dalla municipalizzata impegnate nello specifico settore del ciclo dei rifiuti.

Il gruppo ha affidato a un comunicato la propria reazione in merito alle vicende, specificando di essere estraneo alle accuse: "Veritas informa di essersi messa a disposizione delle autorità inquirenti. L’organizzazione Veritas è del tutto estranea alle accuse che vengono ipotizzate nei confronti di un suo dirigente e si augura che la magistratura faccia al più presto chiarezza". "Massima fiducia negli organi inquirenti cui compete fare chiarezza sulla vicenda" è stata espressa da Luigi Brugnaro. Il sindaco "esprime tutto il proprio stupore, augurandosi che gli indagati possano dimostrare la loro completa estraneità ai fatti contestati e, al tempo stesso, massima fiducia negli organi inquirenti cui compete fare chiarezza sulla vicenda"

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