Cronaca

Case di riposo, Uripa: «Abbiamo armi spuntate». Cgil e Uil: «Residenze sotto gli standard»

Le Funzioni Pubbliche veneziane si associano all'appello dell'Unione regionale istituti per anziani della regione veneta: «Strutture al collasso. Se serve, requisire personale»

Le Funzioni pubbliche Cgil e Uil veneziane si associano all'appello lanciato nei giorni scorsi dal presidente dell'Uripa (Unione regionale istituti per anziani della Regione Veneto), Roberto Volpe, tornato a parlare di «armi spuntate» degli operatori nelle case di riposo, in questa seconda ondata di pandemia da Coronavirus.

«Nella prima tornata eravamo protetti dal lockdown, come operatori - ha spiegato Volpe - Io stesso tornavo a casa e avevo una famiglia che a sua volta restava a casa. Oggi tutti sono in movimento e il veicolo di contagio degli ospiti delle residenze, siamo noi». In Venento ci sono 324 strutture per anziani, in queste, continua il presidente: «C'è un andirivieni di 14 mila persone quotidianamente, che vanno dentro e fuori dalle porte delle case di riposo che si aprono circa 50 mila volte al giorno. Questo significa che il grande nemico di questa tornata è l'asintomatico, e che ci sono tanti asintomatici che non sanno di esserlo, perché un tampone fatto oggi non ti dà una risposta sullo stato dei giorni precedenti. In questo momento, in cui è maggiore la difficoltà di seguire gli anziani - dice Volpe -, ci troviamo ad avere un esercito decimato, rispetto a marzo-aprile, perché tanti infermieri e operatori sono andati a lavorare negli ospedali. Nel momento in cui c'è più bisogno di assistenza, abbiamo meno armi in pugno e - conclude - neppure finita la pandemia torneremo ai livelli di assistenza pre-Covid. Ormai siamo in difficoltà anche a trovare operatori stranieri, e nel 2020, con la pandemia in corso, gli atenei stanno formando gli stessi infermieri del 2019».

«Dalle segnalazioni ricevute - affermano le sigle sindacali - parrebbe che una residenza per anziani su quattro, a causa delle carenze di organico aggravate dai contagi tra gli operatori, non sarebbe in grado di garantire appieno gli standard assistenziali determinati dalla legge. Riteniamo le Ulss debbano effettuare un'indagine per verificare la situazione, anche in strutture dove sono già state avviate indagini della magistratura. Non possiamo che appellarci alla prefettura - continuano Cgil e Uil - cui abbiamo inviato una lettera per chiedere un tavolo che eviti di proclamare lo stato di agitazione del personale. Occorre verificare l’eventuale necessità di “requisire” personale, come previsto dal decreto Cura italia. Le persone anziane ospitate nelle case di riposo sono fragili e a rischio, spesso vivono isolate e separate dai familiari. La situazione del personale all’interno delle case di riposo è di perenne emergenza. Ora con la pandemia le strutture sono al collasso». 

Per i sindacati ci sarebbero situazioni dove, «non si riescono a coprire i turni, a garantire l’igiene personale degli ospiti, la somministrazione dei pasti e l’idratazione. Sono state sospese le ferie al personale - scrivono - e spesso i dipendenti devono fare i doppi turni». Sono dati che interessano, «anche le residenze Riviera del Brenta di Dolo e Mariutto di Mirano». Per Fp Cgil e Uil Fpl di Venezia, «occorre rivedere gli standard assistenziali, con una rappresentazione delle carenze, sostituire i lavoratori in isolamento, contagiati e in malattia; serve che l'Ulss (il servizio sanitario) si faccia carico dell’assunzione di personale, che venga utilizzata la rete dei volontari e che siano reperite risorse per il pagamento degli straordinari».

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