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Sindaci veneti contro Piano Casa "Così Venezia unico grande hotel"

Una riunione alla presenza del ministro allo Sviluppo economico per esprimere un "comune disagio nei confronti della Regione" per il Piano

“Siamo convinti che il Piano Casa abbia degli aspetti positivi. Il rilancio dell’economia e lo sviluppo dei nostri territori costituiscono un obiettivo di valore, ed è per questo che offriamo la nostra collaborazione per migliorare ed integrare questo strumento. Ma un Piano casa come questo permetterebbe al quasi 100% del centro storico di Venezia di diventare un unico grande albergo". Così il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, ha dato l’avvio alla riunione che giovedì, alla presenza del ministro allo Sviluppo economico, Flavio Zanonato, ha raccolto a Venezia i sindaci dei capoluoghi di provincia del Veneto. Orsoni, Manildo (Treviso), Massaro (Belluno), Piva (Rovigo), Rossi (Padova) e Variati (Vicenza) – assente il sindaco di Verona, Tosi, per un precedente impegno istituzionale - si sono trovati concordi nell’esprimere un “comune disagio nei confronti della Regione”, per le conseguenze che comporterebbe l’applicazione del nuovo Piano Casa nei diversi territori. Un “disagio propositivo”, quello espresso, che mira a raccogliere gli aspetti positivi del provvedimento, senza “nessuna contrapposizione”.

GLI INTERVENTI - Dal tavolo è emersa la comune intenzione di costruire in brevissimo tempo una proposta di legge regionale, da porre all’attenzione dei rispettivi Consigli comunali, nella quale si evidenzi chiaramente la necessità di una pianificazione e programmazione urbanistica ed edilizia condivisa con le amministrazioni locali. "Un provvedimento per riequilibrare il ruolo dei Comuni nella gestione dei propri territori", ha detto il sindaco di Venezia Orsoni. I Comuni, è stato precisato dai primi cittadini, sono interessati direttamente alle conseguenze di qualsiasi previsione di nuovo carico urbano, in termini di gestione di sottoservizi, scuole, strade, servizi alla cittadinanza, ed è per questo che la programmazione urbanistica deve essere governata dai territori evitando qualsiasi sviluppo non pianificato. Nella riunione con il ministro Zanonato sono stati sollevati anche altri argomenti: dalla crisi di alcune specifiche realtà produttive, allo sviluppo delle infrastrutture, ai temi dell’innovazione. I sindaci hanno inoltre deciso la costituzione di un “tavolo di coordinamento permanente” fissando un prossimo incontro, allargato alle Camere di Commercio, da tenersi a Padova il 19 febbraio prossimo, proprio sulle linee di sviluppo dell’economia nei diversi territori.

IL CASO VENEZIA - "Oggi la mappa della città è segnata, a macchia di leopardo, da tanti puntini rossi che indicano alberghi, bed & breakfast, attività produttive, i terminal della marittima dell'isola del Tronchetto e di Piazzale Roma - ha spiegato il sindaco Orsoni - Se, in linea di ipotesi, venisse applicato in toto il Piano casa 'made' Regione del Veneto i puntini diventerebbero un unico grande mantello rosso". Gli alberghi potrebbero vedere aumentata la loro altezza - esempio eclatante fatto dallo stesso Orsoni - un hotel vicino a Piazza San Marco che sovrasterebbe di fatto il Palazzo Ducale, mentre nelle case si potrebbe modificare radicalmente gli interni, così il tessuto 'muscolare' cittadino potrebbe essere stravolto in ulteriore spazio da dedicare alle attività ricettive e commerciali cacciando, in prospettiva, i veneziani dalla città. Tutto questo perché, come sottolinea Orsoni, il Piano casa esclude nei processi decisionali, tutti calati dall'alto, le città - dalla più grande, o più bella come Venezia, alla più piccola - impedendo, ad esempio, là dove crescono le cubature di predisporre gli spazi per i servizi ai cittadini o con la crescita delle altezze, di difendere il paesaggio. "Naturalmente il caso 'Venezia' come descritto è una provocazione - precisa Orsoni -. C'è la Salvaguardia, ci sono i vincoli paesaggistici e ambientali e c'è una città che non vuole assolutamente diventare qualcosa del genere. Oggi la mappa della città è segnata, a macchia di leopardo, da tanti puntini rossi che indicano alberghi, bed & breakfast, attività produttive, i terminal della marittima dell'isola del Tronchetto e di Piazzale Roma. Se, in linea di ipotesi, venisse applicato in toto il Piano casa 'made' Regione del Veneto i puntini diventerebbero un unico grande mantello rosso. Gli alberghi potrebbero vedere aumentata la loro altezza - esempio eclatante fatto dallo stesso Orsoni - un hotel vicino a Piazza San Marco che sovrasterebbe di fatto il Palazzo Ducale, mentre nelle case si potrebbe modificare radicalmente gli interni, così il tessuto 'muscolare' cittadino potrebbe essere stravolto in ulteriore spazio da dedicare alle attività ricettive e commerciali cacciando, in prospettiva, i veneziani dalla città. Tutto questo perché, come sottolinea Orsoni, il Piano casa esclude nei processi decisionali, tutti calati dall'alto, le città - dalla più grande, o più bella come Venezia, alla più piccola - impedendo, ad esempio, là dove crescono le cubature di predisporre gli spazi per i servizi ai cittadini o con la crescita delle altezze, di difendere il paesaggio. "Naturalmente il caso 'Venezia' come descritto è una provocazione - precisa Orsoni -. C'è la Salvaguardia, ci sono i vincoli paesaggistici e ambientali e c'è una città che non vuole assolutamente diventare qualcosa del genere.

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