Spauracchio Covid, la Regione si muove: più letti in terapia intensiva e 32mila tamponi al giorno

Presentato oggi il nuovo Piano di salute pubblica per fronteggiare un ritorno importante del coronavirus in autunno. L'Ulss 3 riepiloga: tre focolai nel Veneziano

Il nuovo Piano di salute pubblica per fronteggiare ogni eventualità di ritorno importante del Covid-19 in autunno-inverno è pronto ed è stato anche approvato dalla Giunta regionale, dopo l’avallo del proprio Comitato scientifico. Il documento, che delinea un rafforzamento dell’organizzazione sanitaria è stato presentato dal presidente Luca Zaia, nel corso di un punto stampa dalla sede della protezione civile di Marghera. Il focus è sull'aumento dei posti in terapia intensiva e semi intensiva, su una capacità diagnostica di 32mila tamponi al giorno e su importanti investimenti anche per i pronto soccorso.

Gli investimenti

Gli interventi specifici riguardano sei macroaree: dipartimenti di Prevenzione per le attività di sanità pubblica; monitoraggio e contenimento dell’epidemia; capacità diagnostica delle rete dei laboratori di microbiologia anche con l’integrazione di nuovi test disponibili sul mercato; assistenza sanitaria territoriale per la presa in carico a domicilio; rete dell’emergenza-urgenza (118 e pronto soccorso); assistenza ospedaliera per i casi più gravi che richiedono il ricovero in terapia intensiva, subintensiva, e in malattie infettive; massimo utilizzo dei sistemi informativi regionali e di biosorveglianza per il monitoraggio dell’epidemia.

Più letti di terapia intensiva

Nello specifico, sul piano ospedaliero sono previsti investimenti per 81,9 milioni di euro per il potenziamento di posti letto e strutture. Nella fattispecie, saranno disponibili 840 posti letti in terapia intensiva, dei quali 559 già pevisti dalle schede di dotazione, 191 aggiuntivi e altri 90 ricavabili dalla riconversione di sale operatorie in caso di emergenza. Considerate le necessità assistenziali evidenziate nella prima fase dell'emergenza, saranno previsti 663 posti letto di pneumologia semi intensiva, di cui 382 ricavabili riconvertendoli da altre discipline: si aggiungono ai 281 già programmati dalle schede ospedaliere.

Pronto soccorso

Sono previsti anche investimenti per 16,1 milioni di euro per i pronto soccorso, mentre per quanto riguarda l’organizzazione dell’attività delle microbiologie, il Piano conferma il coordinamento operativo dei 14 laboratori veneti in capo a quello dell’ospedale di Treviso e il laboratorio dell'azienda ospedaliera di Padova come centro di riferimento regionale.

Contagi e focolai

Sul contagio il direttore dell'Ulss 3, Giuseppe Dal Ben, fa presente che «la situazione rimane sotto controllo. Il virus continua a circolare, ma i focolai vengono rilevati e aggrediti nell'immediato». I focolai attualmente attivi nel territorio di competenza dell'azienda sanitaria veneziana sono dieci: otto di origine "interna" (raccolgono 56 casi positivi primari), dei quali il più numeroso è avvenuto all'interno della Antica scuola dei Battuti di Mestre (46 positivi, di cui 3 secondari), 6 sono "familiari" e uno è lavorativo; due, invece, di "importazione": uno, proveniente dalla Spagna, coinvolge 5 persone ed è familiare; l'altro è il caso di una persona dell'est che ha contagiato altri due residenti. Sempre d'importazione, ma casi singoli, riguardano 7 contagi: solo per la maggior parte badanti ritornate a Venezia dopo essere state nel proprio Paese d'origine.

Cinque focolai spenti

Poche settimane fa l’Ulss 3 ha lanciato la campagna “Per un'assistenza sicura”, che prevede la possibilità per badanti, collaboratori domestici e chiunque si occupi dell’assistenza ad anziani e persone fragili, di effettuare il tampone senza bisogno di prenotazione al Dipartimento di prevenzione dell’Ulss 3 Serenissima (dal lunedì al venerdì dalle 11 alle 12 e il lunedì anche dalle 14 alle 15). Dal 22 luglio, nel periodo in cui i contagi hanno ripreso a risalire, ad oggi, l'Ulss 3 Serenissima è riuscita a spegnere 5 focolai, passando dai 15 di allora ai 10 di oggi. L'Ulss 3 procede con l'attività di monitoraggio e di screening della popolazione, grazie al quale ha scoperto gran parte di questi cluster. Al verificarsi di ogni singolo caso si attiva subito l'attività di ricognizione dei contatti per poi attivare le misure di isolamento e quarantena necessarie a prevenire la diffusione del virus.

Sono stati inoltre avviati contatti con i rappresentanti della comunità bengalese, romena e moldava, finalizzati a diffondere nel modo più capillare possibile presso le comunità informazioni per incentivare comportamenti adeguati alla prevenzione della diffusione del virus e a fornire istruzioni comportamentali nel caso di presenza di sintomi. Sono già stati creati dei video che i rappresentanti diffonderanno presso le comunità utilizzando i social media e la messaggistica istantanea.  

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