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"Brugnaro smentisca, conflitto di interessi. Vuole fare l’imprenditore? Si dimetta"

Liberi e Uguali chiede chiarimenti al primo cittadino di Venezia in merito al possibile investimento orientale nell'area dei Pili. "Scelga: o sindaco o imprenditore"

Continuano a far discutere le indiscrezioni secondo cui una società orientale, la Grandeur Oxley Holding Limited di Singapore, potrebbe essere interessata all'acquisto dell'area dei Pili per la realizzazione di un maxi-progetto edilizio che prevederebbe la realizzazione di un albergo da 700 camere, centro commerciale, torri per uffici e una casa di lusso per anziani, oltre a villette con vista su Venezia e un palazzetto dello sport con annesso casinò. Sulla notizia sono intervenuti i membri di Liberi e Uguali, che chiedono chiarezza al sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, proprietario dei 40 ettari dell'area.

"Enorme conflitto di interessi"

"Se quanto riportato dai mass media citati risulterà vero, - commentano - e se l'acquirente in questione si rivelerà il nome menzionato del magnate di Singapore Ching Chiat Kwong, saremmo evidentemente di fronte ad un enorme cortocircuito valoriale e politico nel quale il conflitto di interessi in essere si impone con violenta e prepotente evidenza. La suddetta area, -continuano - così veniva assicurato in campagna elettorale, non sarebbe dovuta essere assolutamente oggetto di alcun intervento in caso di elezione di una giunta fucsia. Ma così non sembra, apprendiamo che un imprenditore già famoso per il suo amore per gli immobili veneziani e per la loro trasformazione in spazi di ricezione turistica, ha manifestato il suo interesse a intraprendere il suddetto faraonico progetto in un area così particolare e delicata del nostro tessuto cittadino. Il cortocircuito di conflitto di interesse continua e si espande quando si prende in considerazione che il propedeutico cambio di destinazione d'uso necessario ad avviare queste pratiche deve essere approvato da un consiglio comunale guidato, blind trust o non blind trust, dal proprietario dei suddetti terreni, il quale, alla fine otterrebbe un'enorme plusvalenza in un'operazione che lo ha visto interlocutore di se stesso".

"Brugnaro smentisca"

"Chiediamo - sottolineano da Liberi e Uguali - l'immediata smentita da parte del primo cittadino di quanto riportato dai media. Se questo non avvenisse e se la notizia si rivelasse fondata chiediamo al sindaco di prendere una decisione: o mantenere le promesse fatte in sede di campagna elettorale e astenersi dal trattare e curare progetti gravitanti in aree o spazi di sua proprietà, oppure di dedicarsi alla sua professione di imprenditore, attività legittima e per la quale si riconosce, anche alla luce delle succitate notizie, avere egli grandissime capacità, ma vada a dimettersi dalle cariche amministrative e istituzionali che detiene, in coerenza e continuità con le promesse che poco più di due anni fa lo hanno portato sullo scranno più alto di Ca' Farsetti".

"Investimenti siano coerenti con aree di crisi complessa"

"L’interesse dell'investitore orientale a investire riguarderebbe l’area dei Pili e i terreni limitrofi di proprietà di soggetti noti in città. L’investimento, così come riportato dalla stampa, sarebbe rivolto al settore turistico e commerciale. Ciò richiede il cambio di destinazione d’uso delle aree da industriale a turistico o commerciale - scrivono Cgil Veneto e Cgil Venezia - moltiplicando per questa via il valore economico delle stesse, innescando una scelta speculativa che contrasta con gli impegni e gli orientamenti del governo per nuovi insediamenti industriali previsti dalla Legge che ha inserito Porto Marghera nelle aree di crisi complesse". "Semmai il turismo avrebbe bisogno di essere governato e qualificato - afferma Fiom - piuttosto che accresciuto dato che già oggi supera la soglia di sostenibilità della città storica". Per la Fiom le grandi navi a Marghera, i "progetti orientali" ai Pili, sono il tentativo di sottrarre Porto Marghera alla sua vocazione industriale e manifatturiera e alla sua potenziale funzione di riequilibrio dell’economia del territorio oggi piegata al turismo, dietro cui si nascondono interessi economici e finanziari che operano a danno dei lavoratori e della città.

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