Opposizione alla carica sul blind trust del sindaco: «Mai stata fatta chiarezza»

Serena: «Basterebbe rendere trasparenti tutti gli affidamenti fatti da società, enti e istituzioni direttamente e indirettamente riconducibili al Comune di Venezia e al primo cittadino»

Il sindaco porta la coppa dello scudetto Reyer in Consiglio comunale nel 2018

Di blind trust del sindaco di Venezia non si parlava da almeno un anno, ma con le amministrative sempre più dietro l'angolo, gli interessi privati e quelli pubblici del primo cittadino lagunare, tornano ad agitare le acque. Così come il progetto del palazzetto dello sport ai Pili, l'area di proprietà di Luigi Brugnaro imprenditore a Marghera. Sulla questione i consiglieri del Gruppo Misto sono tornati alla carica.

Strumento «inadeguato»

Sul blind trust si era già espresso l'ex magistrato e consigliere della lista omonima, Felice Casson. «Questo istituto giuridico non copre tutte le questioni riguardanti il sindaco. Inoltre, per definizione, non riguarda i beni immobili. È uno strumento adatto alle attività finanziarie», aveva detto.

Pili

«L’area dei Pili - sempre secondo l'ex magistrato - è tra le più inquinate di Porto Marghera e ci sono norme che non consentono di modificare la destinazione d’uso senza cambiare i piani regolatori, oltre al fatto che sarebbero necessari altri interventi ministeriali. Un lungo iter che non si vede per quale ragione intraprendere, visto che ci sono siti più semplici, che si prestano alla realizzazione del palazzetto dello sport». Sulle aree dei Pili e il conflitto d'interessi del sindaco ha indagato anche Report, il programma di giornalismo investigativo di Rai3.

Il trust

Al blind trust il sindaco Brugnaro ha ceduto tutte le sue aziende e l'area dei Pili, per poter svolgere il suo mandato senza l'ombra della commistione fra interessi privati e carica pubblica. Ma l'opposizione ha continuato a criticare la situazione di Brugnaro, tanto da chiedere l'istituzione di una commissione d'indagine straordinaria, di cui non si è neppure iniziato a parlare in Consiglio comunale. «Mi hanno accusato di non aver fatto nulla sull'area - aveva detto Brugnaro dopo il servizio di Report l'anno scorso -. È stato Casson stesso a consigliarmi di fare un blind trust, io non sapevo neanche cosa fosse. Mi sono informato, ci ho messo mesi perché nessuno l'aveva mai fatto in Italia. Il blind trust significa cedere le proprietà a un terzo. Oggi le società non sono più mie, tranne la casa. L'area - ha continuato Brugnaro - è da valorizzare ed è ciò che deve fare il trust privato, che adesso ha diritto di farlo e spero lo faccia». 

Fortezza

Ma per il Gruppo Misto i dubbi non sono mai stati sciolti. Mancherebbe «una chiarezza di fondo. Una trasparente affermazione dell’assenza di “conflitti di interesse” o di possibili vantaggi, derivanti da ogni scelta, attività, intervento, viaggio e promozione svolti per motivi istituzionali. Basterebbe rendere trasparenti tutti gli affidamenti fatti da società, enti e istituzioni direttamente e indirettamente riconducibili al Comune di Venezia, e al sindaco di questa città - scrive il consigliere Ottavio Serena -. Sulla poca chiarezza del blind trust si è mosso anche un gruppo di ben 22 senatori, preoccupati dalla problematica, che ha redatto un’interrogazione da inviare al presidente del Consiglio dei ministri. Occorre - precisa Serena - procedere all’identificazione del titolare effettivo della “fortezza giuridica”, appunto il blind trust, per evitare, come a volte accade, che alla fine ci si dimentichi di tutto e che tutto ritorni al proprietario, compresi gli effetti positivi derivanti dalle scelte fatte mentre si amministrava».

Palasport

Il Gruppo Misto chiede al sindaco di chiarire anche «se intenda perseguire ancora l’obiettivo della costruzione del Palasport, o lo ritenga superato a seguito delle recenti decisioni della Federbasket, che a marzo scorso ha annullato il vincolo dei 5.000 posti obbligatori nei palazzi dello sport di serie A. Il sindaco continua a rimanere in attesa che il trust si occupi del progetto?».

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