Ponte di Calatrava nel mirino della Corte dei Conti: "Danno di milioni"

La procura ha "chiamato" l'archistar a presentare la sua versione dei fatti entro 90 giorni. Sotto accusa l'arcata ribassata che "allontana" le rive, costringendo a manutenzione continua

"Un'opera in prognosi riservata", aveva dichiarato l'ingegnere bolognese Massimo Majowiecki nella sua relazione di inizio 2010. Il ponte di Calatrava, o ponte della Costituzione, finisce nel mirino della Corte dei conti per possibile danno erariale nei confronti della collettività. Un invito "a dedurre" è stato inviato dalla procura regionale della Corte all'archistar Santiago Calatrava, chiedendo spiegazioni sul fatto che la struttura necessiti di continua manutenzione per la spinta che l'arcata esercita sulle rive. Tradotto: lavori di riassetto ed esborsi per il Comune incessanti. Soldi di tutti.

 

L'architetto, titolare del progetto, avrà novanta giorni per presentare la sua memoria difensiva, poi spetterà alla Procura decidere se rinviarlo a giudizio o archiviare tutto. Secondo gli inquirenti il grave "peccato originale" sarebbe da ricondurre alla scelta di costruire un'arcata ribassata del ponte. Se ciò fosse stato deciso per motivi prettamente artistici, allora tutto quello che ne è conseguito, comprese moltissime spese, si potrebbe configurare come danno erariale.

 

Il procuratore Carmine Scarano ha individuato oltre al consulente della direzione lavori Santiago Calatrava, che percepì 245mila euro per l'incarico, anche sei tecnici come possibili "responsabili" del danno, quantificato in 3 milioni 467mila euro: i direttori operativi Franco Bonzio, Luigi Licciardo e Hermes Redi, il direttore dei lavori Roberto Casarin e i responsabili unici del procedimento Roberto Scibilia all’inizio e Salvatore Vento in seguito.

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