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Cronaca

La "maledizione" del Ponte di Calatrava: fallimenti e richieste danni

Molti i malumori dalla sua costruzione: il costo passato da 6,7 a 11,3 milioni, le difficoltà di transito, specie per i disabili, ora la chiusura di una ditta proprio per i costi di realizzazione

Qualcuno parla di una maledizione, qualcun altro della scarsa perizia dei promotori. Comunque la si voglia vedere, la discussione che avvolge il quarto ponte sul Canal Grande a Venezia, noto come ponte di Calatrava, nasconde degli elementi di oggettiva criticità.

Dopo molti anni spesi a discutere se fosse o meno possibile costruire una nuova struttura architettonica a Venezia, molto meno tempo è stato utilizzato per valutare l’adeguatezza del progetto proposto dall’archistar spagnola Santiago Calatrava (autore di altri ponti famosi, come il puente de la Mujer di Buenos Aires, il puente del Alamillo sul Guadalquivir e l'Oberbaumbrücke di Berlino). Nel corso della sua realizzazione sono, infatti, emerse numerose difficoltà e i lavori, cominciati nel 2003 e proseguiti fino al 2008 (contravvenendo alle previsioni iniziali di 2 anni e mezzo), con un’inaugurazione svoltasi la notte dell’11 settembre 2008 in sordina, a causa dei timori per le preannunciate manifestazioni di protesta per la nuova struttura.

Le polemiche non si sono placate in seguito alla costruzione del ponte, che attraversa il Canal Grande, fra piazzale Roma e la stazione di Santa Lucia. Si è scoperto, infatti, che il costo era passato da 6,7 a 11,3 milioni. A scaldare gli animi sono state poi anche le difficoltà per i disabili ad attraversarlo e la pericolosità di quegli ampi gradini che diventano scivolosi con la pioggia.

La struttura, il cui nome ufficiale è ponte della Costituzione, sembra però portare con sé anche una sorta di condanna, che ha colpito tutti coloro che hanno contribuito alla sua realizzazione. A partire dall’architetto ingegnere ideatore, al quale la Corte dei Conti ha recentemente chiesto 3,4 milioni di danni (assieme ai responsabili tecnici del progetto), poiché è risultato che l'opera necessita di un costante monitoraggio e di interventi non riconducibili alla ordinaria manutenzione.

Le aziende costruttrici stanno, poi, crollando, al punto di dover chiudere. È il caso, ad esempio, della Lorenzon Techmec System, la ditta che ha realizzato le opere in carpenteria del ponte e che, proprio a causa di quest’operazione, è fallita. Lino Lorenzon, ex amministratore delegato, si interroga sul perché il lavoro sia stato appaltato nonostante una copertura economica quantomeno dubbia, con 5 perizie, 80 nuovi prezzi, e sottolinea come non fosse a conoscenza del fatto che i soldi non sarebbero bastati per tutti.

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