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Lunedì, 29 Novembre 2021
Cronaca Scorzè / Via Roma

Cinquecento seduti a terra alla San Benedetto, anche il portavoce no green pass di Trieste VD

Stefano Puzzer ha fatto visita ai lavoratori dello stabilimento di Scorzé. Vicinanza e solidarietà ma anche la richiesta di non raggiungere per ora il capoluogo del Friuli Venezia Giulia per il timore di infiltrazioni nei presidi pacifici

Chiede di non andare a Trieste, né oggi né domani. Lancia un appello Stefano Puzzer, leader dei no green pass del porto del capoluogo del Friuli Venezia Giulia che invece oggi, venerdì 22 ottobre, è partito alla volta dello stabilimento della San Benedetto di Scorzè per portare il proprio sostegno ai no pass della società veneziana di acque minerali. Sono 100-150 lavoratori (su 900) in protesta dallo scorso agosto, prima per il pass nelle mense e poi, dal 15 ottobre, contro l'obbligo del certificato verde per poter entrare al lavoro.

Non intendono pagare il tampone neanche se offerto a prezzo scontato: «il green pass - affermano - è uno strumento che discrimina». La loro battaglia, intercettata dal movimento di Trieste e da altri gruppi veneti, gli stessi che avevano preso parte al corteo degli oltre 3.000 sabato scorso a Mestre, col passare dei giorni è diventata un simbolo, un riferimento per chi è contrario al pass obbligatorio nei luoghi di lavoro.

Già mercoledì scorso Puzzer aveva chiamato al telefono alcuni manifestanti di Scorzé mostrandogli vicinanza e sostegno, e raccomandando attenzione, soprattutto a chi intende raggiungere Trieste, perché in questo momento il rischio di infiltrazioni violente nei movimenti pacifici resta alto, ha spiegato, e i no pass non vogliono correre il rischio di essere accusati per disordini causati da altri. Il gruppo di Scorzé continua da giorni a mobilitarsi in maniera pacata e senza creare problemi di ordine pubblico.

«È ora di mobilitarsi e manifestare il proprio disagio pacificamente - afferma un lavoratore della San Benedetto - Puzzer mi aveva promesso che ci avrebbe raggiunto e assieme a lui Marcello Pamio di "Disinformazione.it". Oggi in 500 eravamo qui. Abbiamo voluto fare una cosa diversa dal solito e con l'aiuto delle forze dell'ordine abbiamo fermato il traffico e ci siamo seduti a terra un minuto, due. Ora l'idea è quella di coordinarsi con tutte le altre realtà che stanno venendo fuori e fare una cosa unica e magari trovare una location più alla portata. Resta comunque la volontà di andare avanti. Non siamo contro la nostra azienda. E penso che stiamo andando verso un risveglio generale e le persone stiano capendo che c'è qualcosa che va oltre». Ad un certo punto alcuni dei lavoratori fuori dalla fabbrica hanno ringraziato la dirigenza ai cancelli per avergli permesso di manifestare. «È il sistema che non va. Tra di noi non ci sono scontri».

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