Porto, terza seduta non valida. Brugnaro: «Dell'operazione i consiglieri non sapevano»

Il sindaco: «Quando Giri e Campitelli hanno appreso dell'azione di ristrutturazione hanno detto che non andava bene. Da 2 anni lo dicono»

Porto, Marittima. Archivio

Terza seduta del comitato di gestione del porto non valida oggi, martedì 30 giugno: era stata convocata al fine di approvare la variazione ai residui attivi e passivi dell’esercizio finanziario 2019 e il rendiconto generale per l’esercizio finanziario 2019. Presenti: il presidente dell’Autorità Pino Musolino, il direttore marittimo della Capitaneria di Porto di Venezia Piero Pellizzari, il segretario generale dell’Autorità portuale Martino Conticelli, Angelo Passaro, presidente del collegio dei revisori dei conti e componente del ministero delle Finanze, Francesco De Nardo e Laura Mazzone, membri del collegio revisori dei conti e componenti del ministero dei Trasporti. Assenti, ancora una volta, il componente rappresentante la Città Metropolitana di Venezia Fabrizio Giri e la componente della Regione del Veneto Maria Rosaria Campitelli.

Il quorum

Il presidente Musolino ha rilevato la mancanza del quorum strutturale e ha decretato l’assenza del numero legale per procedere con la seduta, dandone atto nel verbale. «Situazione, assolutamente inedita. Il bilancio è già stato validato dai revisori nominati dal ministero delle Finanze e dal ministero dei Trasporti - ha commentato Musolino - è ha avuto parere favorevole dell’organismo di parternariato. Il futuro dei porti di Venezia e Chioggia è più importante di qualsiasi tattica di breve periodo o questione di natura personale. La loro scelta di irrazionale intransigenza, ha ricadute gravi».

“Asse Comune-regione"

Sul porto è intervenuta anche Erika Baldin, consigliera regionale veneta del Movimento 5 Stelle. «Così la manovra del duo Zaia-Brugnaro, per controllare la spina dorsale economica e logistica della città, si è compiuta. Adesso, sul commissariamento la palla passa al Ministero: ci aspetta un'estate complicata, auspicando che almeno per i lavoratori non ci siano ripercussioni negative. Così facendo, Zaia - continua - ha indirettamente abdicato a una parte di autonomia regionale, a lui tanto cara. Adesso, come vuole la legge del comparto, chi viene a decidere cosa fare del Porto di Venezia? I tecnici del ministero direttamente da Roma».

L'operazione

«Non c'è nessun asse Brugnaro-Zaia - il commento del sindaco Luigi Brugnaro - O meglio l'asse c'è, Brugnaro, Zaia, De Micheli e di tutte le persone per bene che vogliono che le cose vadano avanti». Il primo cittadino veneziano ha sentito al telefono i ministri, delle Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli e dell'Interno, Luciana Lamorgese. «Ho spiegato che non c'è alcun disegno politico. Si tratta di un'azione firmata senza sentire il consiglio di amministrazione (da parte del presidente Musolino) - continua Brugnaro -. Ricordo che un consigliere di amministrazione risponde in prima persona, con il poprio patrimonio per errori erariali. Se questi rappresentanti in libera coscienza non si sono sentiti di approvare un bilancio, rispettimo la decisione. L'Azione di ristrutturazione approvata in questa convenzione con il privato (Venice Ro-Port MoS) - aggiunge Brugnaro - è passata senza che i consiglieri sapessero e, dopo che lo hanno saputo, hanno subito detto che non andava bene. Lo dicono da due anni. Ora lo dirà il ministero».

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Venezia Port Community

Il porto di Venezia rappresenta una realtà con 22.000 lavoratori con 6,6 miliardi di fatturato diretto: è la base strategica per l’import e l’export di uno dei piủ importanti poli industriali del Paese, scrive Venezia Port Community che raggruppa i principali operatori dello scalo marittimo e anche numerose Associazioni imprenditoriali. «Con l’ombra sempre più fitta di un commissariamento dell’Autorità di sistema portuale, a causa della reiterata bocciatura del bilancio, il porto di Venezia rischia oggi di fare rotta verso il nulla. Otto anni di scontri e dibattiti sterili sulle grandi navi passeggeri, anni di ritardo nella manutenzione regolare dei canali, stallo sul fronte delle concessioni portuali che ha generato e genera incertezza e problemi per le imprese terminalistiche, un piano morfologico della laguna sempre in lista di attesa e non è possibile prevedere i siti dove scaricare i fanghi dei fondali. Adesso basta: per la Venezia Port Community, pronta ad azioni di tutela contro chi è responsabile del degrado del porto».

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