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Cronaca Santa Marta

Venezia Port Community, messaggio a chi si candida: «Garanzie per il porto e il lavoro»

Il messaggio lanciato da Santa Marta dalle 36 associazioni e dagli operatori. «Accessibilità portuale, crocieristica sostenibile, operatività del Mose e opere di completamento, intermodalità e certezza del quadro normativo»

Venezia Port Community (Vpc), il comitato che riunisce 36 associazioni e operatori del porto di Venezia e Chioggia ha presentato giovedì all'ex chiesa di Santa Marta, con il patrocinio dell'Autorità portuale e la partecipazione delle istituzioni, i temi critici dello scalo per sensibilizzare i candidati delle prossime elezioni a prendere drastiche decisioni per salvaguardare le attività e gli operatori. Parliamo di imprese e lavoratori che hanno sopportato conseguenze pesanti nel corso della pandemia, quando il virus ha bloccato tutte le attività legate al turismo lagunare, desertificando il porto e la città e costringendo tante famiglie a tirare avanti con i sussidi e la cassa integrazione. La comunità, che pian piano si sta rialzando, ha voluto dare un segnale alla vigilia delle elezioni, e messaggi precisi a chi si appresta a candidarsi per la città al governo del Paese.

Le priorità

Cinque le priorità per il sistema portuale del Veneto, scrive il comitato. L'accessibilità portuale, con la gestione dei sedimenti (fanghi) e la manutenzione dei canali, un modello di crocieristica sostenibile, compatibile con traffici commerciali e soluzioni off-shore, operatività del Mose e opere di completamento, competitività del porto: lavoro portuale, servizi tecnico-nautici, intermodalità (gomma, ferro, fluviale) e certezza del quadro normativo sulle concessioni. «Solo grazie a queste azioni, gli investitori nazionali e internazionali che operano nel porto saranno messi nelle condizioni di sostenere con i necessari investimenti la competitività e la ripartenza dei traffici».

Produttività e salvaguardia

«Ci sono temi che non possono più essere rimandati - continua Vpc - e richiedono soluzioni chiare e tempi certi. Prima del Covid - racconta la Port Community - avevamo lanciato un appello al governo. Il porto (6,6 miliardi di euro di produzione e 21.000 lavoratori) deve recuperare un ruolo primario nel contribuire all’obiettivo (che l'Unesco ha dato) di mantenere viva la città di Venezia, difendendo sia il patrimonio paesaggistico che le imprese e le persone che investono nel porto in innovazione e sostenibilità. Mai vi è stata - ribadiscono - e mai vi sarà antitesi tra lavoro portuale e salvaguardia della laguna».

Un modello squilibrato, un porto in pole position

Un assunto resta centrale, alla luce di quanto gli operatori della comunità portuale hanno dovuto passare durante il Covid. «La dipendenza crescente della città storica dal turismo, l’acqua alta del 2019 e la pandemia da marzo 2020, hanno mostrato la fragilità e lo squilibrio di questo sistema: negozi e attività commerciali chiusi, hotel e appartamenti semivuoti, mancanza di lavoro e migliaia di persone senza reddito o attaccate al rinnovo degli ammortizzatori sociali». Nessun altro porto italiano per la Venezia Port Community riesce ad alimentare una catena di valore aggiunto come quello di Venezia, distribuito sui tre assi: commerciale, industriale e crocieristico.

«Primo porto per il project cargo, primo home port croceristico italiano, in assoluta pole position per redditività per container manipolato, porto principe per l’alimentazione del retroterra produttivo del nord Italia con le rinfuse (in primis siderurgiche e agroalimentari), primo porto peschereccio (Chioggia) d’Italia, e tra gli approdi più ricercati e pagati per i mega yacht internazionali». Questo ruolo, ritengono, può essere giocato se «vengano rimossi una serie di ostacoli (di carattere amministrativo, burocratico e ideologico) che hanno portato i porti del Veneto a perdere le proprie capacità competitive a causa dell’immobilismo e della lentezza nel definire soluzioni».

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