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Il progetto del terminal offshore

Il progetto del terminal offshore

Il porto offshore supera l'esame ambientale, ma mancano i soldi

Il progetto di costruire un terminal petrolifero e uno scalo merci al largo è stato approvato dal punto di vista della sostenibilità. Ma Roma manderebbe aiuti solo per la parte dedicata al greggio

Costerà tanto. Di soldi da Roma ne arriveranno pochi, sufficienti solo a ultimare metà del progetto. In ogni caso il progetto di terminal off-shore di fronte a Malamocco ha superato l'esame di impatto ambientale. E' un'opera "sostenibile" secondo la valutazione predisposta da Thetis, società del consorzio Venezia Nuova, anche in confronto alle alternative presenti sul tavolo. I problemi? Il traffico di mezzi pesanti supplementare che si abbatterebbe su Mestre e un surplus di erosione del canale dei Petroli. Per il resto nessuna controindicazione. Esame superato.

L'Autorità portuale vorrebbe realizzare al largo un porto offshore dove si fermerebbe tutto il traffico petrolifero e, in più, anche quello commerciale. Spazio ai container, dunque. Purché l'opera sia economicamente sostenibile. Il problema principale infatti sono i soldi: lo Stato aprirebbe i cordoni della borsa solo per la realizzazione del terminal petrolifero (anche perché la legge imporrebbe già una struttura del genere per questo tipo di traffico), mentre per l'altro asset d'interesse la parola passa ai privati.

Per ora però nessun soggetto si è fatto avanti. Solo l'Europa avrebbe garantito 800mila euro per la progettazione della struttura. Nelle carte si prevede una diga a forma di C di quattro chilometri che sorgerà su un fondale di 20 metri di profondità. Quindi, il terminal petrolifero vero e proprio, che permetterà il simultaneo ormeggio di tre navi tanker e che avrà ormeggi collegati tra loro.

Per poi traportare tutto il materiale "scaricato" a Porto Marghera, fino all'isola dei Serbatoi, sono previsti 27 chilometri di tubi d'acciaio sul fondale marino, che attraverseranno quindi l'area di Malamocco e la laguna. Per rendere possibile l'opera dovranno sorgere anche sei isole artificiali, che poi verranno rimosse.

Un progetto "faraonico", che richiede circa sette anni per la realizzazione. Ma il presidente dell'Autorità portuale Paolo Costa garantisce sulla sua sostenibilità economica. La struttura, infatti, sarebbe inutilizzata per non più di due settimane l'anno.

 

"E' un progetto che sosteniamo da sempre – ha commentato il presidente di Confindustria Venezia Luigi Brugnaro – perché fa pensare in grande. E' una delle grandi opere a sostegno della Città metropolitana per la quale chiederemo una finanza speciale. Una finanza volta anche al proseguimento della costruzione del Mose per la difesa dall’acqua alta, l’assetto idrogeologico della gronda lagunare e le bonifiche di Porto Marghera".

 

TUTTE LE CARTE SUL PROGETTO DEL PORTO OFFSHORE

 

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