Cronaca

Porto off-shore, Pd e Zaia concordi "Un bene per tutto l'Adriatico"

I paramentari del centrosinistra e il governatore del Veneto rispondono alla polemica sollevata dal presidente del Friuli Serracchiani

“Il porto off-shore di Venezia è un'opera in stato avanzato di progettazione, che ha già una sua prima copertura finanziaria e che è essenziale in vista dell'entrata in funzione del Mose". A dirlo i parlamentari veneziani del Pd, Andrea Martella, Michele Mognato, Delia Murer e Davide Zoggia. "Senza questa piattaforma la portualità veneziana è destinata a chiudere - rilevano i parlamentari -, visto che la dimensione crescente delle navi non può essere rincorsa con continui ampliamenti della conca di navigazione alla bocca di Malamocco. In ogni caso l'intervento è necessario per rendere compatibile l'attività del porto con la salvaguardia di Venezia e della sua laguna". “Siamo certi che la presidente Serracchiani - aggiungono - non vorrà ignorare queste esigenze, che non sono un segnale di rottura in quel necessario lavoro di sinergia tra gli scali dell'alto Adriatico". "Quindi nessun tentativo di fagocitare gli altri porti adriatici da parte di Venezia - concludono -. Anzi, il porto off-shore rappresenta un valore aggiunto che può portare beneficio a tutta l'area adriatica, per farla diventare competitiva rispetto ai grandi hub, in primo luogo del nord Europa".

PARLA ZAIA - “Guardare e conoscere il passato é un ottimo esercizio per crescere; voler tornare indietro ci fa solo arretrare. E io non credo che esista una decrescita felice, ma solo la decadenza, che è contagiosa e che dobbiamo tutti contrastare ed evitare": Lo rileva il presidente del Veneto Luca Zaia che interviene sulle questioni legate alle infrastrutture strategiche per il Veneto, compresa quella portuale anche in relazioni alle polemiche di ieri tra il presidente de Fvg Serracchiani e l'autorità portuale di Venezia. "Non vedo niente di positivo per nessuno - dice - in un insieme di porti adriatici dove ciascuno pensi di crescere mettendosi in concorrenza con gli altri. Ho persino dei dubbi che questo fosse vero quando i traffici si muovevano a remi o a vela, ma di certo non funziona così oggi, quando i trasporti si orientano sempre più su grandi navi oceaniche giramondo. Noi non dobbiamo fare concorrenza a nessuno, ma solo offrire nuove opportunità a trasporti marittimi mondiali che hanno maggiore convenienza ad utilizzare l'Adriatico come terminal piuttosto che circumnavigare Africa ed Europa per raggiungere ad esempio l'Europa centrale, i Paesi Baltici, la Russia e così via. E anche in questo caso non si tratta di fare concorrenza ai grandi scali marittimi nord europei, ma di assorbire le quote che loro non sono più in grado di servire in maniera conveniente".

NUOVE PROSPETTIVE - "Potrei - rileva - fermarmi qui, consapevole che il modo di esprimere la politica in Italia è basato troppo spesso sulle dichiarazioni e sulle provocazioni; so però che la nostra gente, e parlo dei cittadini di tutto il Nord Est, stanno patendo una crisi pesantissima della quale non hanno colpa ma che stanno pagando, letteralmente, a caro prezzo. E non da oggi. Non illudiamoli con le colpe di 'altri', esercizio del quale la storia è piena quando il potere spera di allontanare da sé lo spettro delle responsabilità e di una realtà che si fa dura. Dare la 'colpa' agli altri è sempre facile, ma non rimedia. Vediamo invece come possiamo mettere assieme le forze per contrastare il processo involutivo che ci sta avvinghiando, a come investire le poche risorse che ancora ci rimangono per rimettere in moto la macchina che produce la ricchezza, che parte dal lavoro e dall'impresa, non da presunte rendite di posizione di qualunque tipo". "Abbiamo - conclude - il dovere di dire la verità e di essere realisti, ma non di arrenderci. E questo vale per la portualità (e il porto Off Shore non nasce dal caso e da un'idea avuta questa mattina) come per altre modalità di trasporto a partire da quello ferroviario, oggetto da decenni di straordinarie prediche ma di pochissimi fatti. Sparare sui pianisti non migliora la musica, la fa solo cessare, o la rende inutilmente rumorosa. Io faccio una proposta: mettiamo assieme ciascuno i nostri dossier e incontriamoci. Confrontiamoci, vediamo e verifichiamo le partite in gioco, quali cose possiamo fare assieme, quello che ci può unire e quello che magari (potrebbe anche essere) ci divide. Verifichiamo se e come le divisioni sono superabili. Insomma, impegniamoci per il ruolo che abbiamo e in funzione di ciò che serve alle nostre comunità: oggi e domani. Tutto il resto è solo brusio che non costruisce nulla e al massimo serve ad occupare spazio nei media".

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