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Offshore ridotto, Musolino vuole accelerare: «Soluzioni veloci entro inaugurazione Mose»

Il presidente del Porto parla del modello ridimensionato della piattaforma per navi commerciali: due banchine da realizzare a Malamocco. "Servono opere cantierabili in breve"

Non il "maxi offshore" immaginato dal suo predecessore Paolo Costa ma una versione "mini" da realizzare velocemente e che sia operativa (o quasi) entro la messa in funzione del Mose. È l'idea esposta venerdì da Pino Musolino, nuovo presidente dell'autorità portuale, per accogliere le navi commerciali nello scalo veneziano. La battaglia dei container è uno dei settori su cui si giocherà maggiormente il futuro dell'economia lagunare. Ma quest'ultimo, è l'intento del nuovo presidente dell'Autorità portuale (che ora diventa punto di riferimento per l'intero Veneto, acquisendo giurisdizione anche su Chioggia), dovrà essere economicamente sostenibile. Perché non è tempo di vacche grasse. Il progetto ipotizzato prevede due banchine per navi porta container all'interno della diga davanti a Malamocco, di fatto un modello ridotto della piattaforma di cui si è parlato finora.

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Una "banchina ad alti fondali", come ha precisato Musolino, che ha aggiunto: "Abbiamo l'obbligo morale di valutare tutte le soluzioni affinché siano economicamente sostenibili, velocemente cantierabili e che possibilmente abbiano gli stessi costi finali della progettazione definitiva. Per questo lavoriamo su una serie di modularità per dare risposte prima che il Mose entri in funzione". Perché se in quella data non ci sarà un'alternativa saranno guai per tutte le attività portuali, alle prese con le limitazioni derivanti dalla grande opera. "Servono soluzioni smart e sostenibili - ha aggiunto Musolino - questo è un progetto che si va anche ad adeguare al funzionamento della conca di navigazione. E costa molto meno di altri, senza comunque precludere eventuali futuri progetti da attuare tra 10 o 15 anni".

Il "mini offshore" dovrebbe rispondere alla necessità del porto veneziano di accogliere le navi portacontainer giganti da oltre 18 mila teu, che attualmente non riescono ad entrare a Marghera a causa dei fondali troppo bassi. I container in arrivo a Malamocco sarebbero quindi traferiti su chiatte che trasporteranno le merci in terraferma nell'area Montesyndial (per il cui recupero il Cipe ha già dato l'ok per lo stanziamento dei fondi necessari).

Per Musolino, in ogni caso, "non è stato accantonato il progetto dell'offshore. Stiamo costruendo un percorso temporale diverso. In questo momento, guardando alle condizioni dei mercati, è meglio puntare su altro. Sul contratto di progettazione al gruppo cinese stiamo lavorando per superare eventuali problemi con il minimo esborso i soldi pubblici. I soldi dei cittadini sono sacri". Uno dei punti di domanda sulla percorribilità dell'operazione è infatti legata all'uscita dal bando assegnato alla cordata 4C3, colosso cinese che si era accaparrato l'onere di stilare il progetto definito della piattaforma d'altura. Sarà con ogni probabilità accantonato in virtù della nuova rotta presa dall'Autorità portuale. Se tra 10 anni le condizioni lo permetteranno, ha spiegato Musolino, niente vieta che il progetto possa essere tirato fuori di nuovo dal cassetto.

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