Emergenza Covid-19: sospese le prestazioni non urgenti negli ospedali

C'è necessità di tenere liberi i letti delle terapie intensive. Zaia: «Curiamo i pazienti negli ospedali, non abbiamo campi base o caserme. Contatti con tutto il mondo per mascherine e attrezzature». Le frontiere però sono chiuse e gli ordini bloccati

L'interno dell'ospedale dell'Angelo (archivio)

Sospensione delle prestazioni mediche non urgenti, contatti con Paesi esteri come Sudamerica, India e Cina per rifornirsi di dispositivi, come le mascherine ed i macchinari necessari alle terapie intensive. Questo il quadro tracciato dal presidente della Regione Veneto Luca Zaia in conferenza stampa, venerdì mattina, relativamente alla situazione sanitaria nella fase di emergenza Covid-19. Non sono programmati, assicura il governatore, «posti in caserme o campi base»: continua la cura dei pazienti negli ospedali, e in questo momento l'obiettivo è ricavare più posti letto possibili proprio per i pazienti che necessitano di cure in terapia intensiva. Il problema è che negli ultimi giorni c'è stato un importante aumento dei ricoveri, e questo numero salirà ancora: è un dato preoccupante perché i pazienti ricoverati richiedono cure particolari e prolungate, l'impiego di spazi e strumentazione specialistica, grandi sforzi da parte del personale ospedaliero già sovraccarico di lavoro.

Posti letto

Per preservare i posti letto, in previsione di un massiccio afflusso di pazienti che potrebbe verificarsi nei prossimi giorni, è prevista la sospensione dell’attività chirurgica non urgente ad eccezione degli interventi indifferibili (ad esempio nell’ambito della chirurgia oncologica). È programmata, inoltre, la sospensione delle attività di specialistica ambulatoriale pubblica e privata convenzionata, ad eccezione delle categorie temporali U (urgente) e B (breve) e degli ambiti materno infantile e oncologico. La nuova organizzazione operativa sarà valida fino al 15 aprile 2020 ed è stata condivisa dal Comitato Scientifico per il coronavirus istituito in Veneto con delibera di giunta regionale del 12 marzo.

Cosa cambia

Per "liberare" il personale necessario alla cura delle persone in terapia intensiva e semintensiva, quindi, viene ridotta l’attività chirurgica programmata non urgente. Inoltre è prevista la chiusura degli uffici di relazione con il pubblico e di tutti gli sportelli fisici di prenotazione. Le risposte dei referti di laboratorio verranno inviate per posta a domicilio, oppure saranno a disposizione online. L’attività di distribuzione diretta dei farmaci dovrà essere limitata a quelli ad esclusiva distribuzione ospedaliera. Le attività di assistenza psichiatrica restano inalterate, mentre ogni attività distrettuale rivolta al pubblico va sospesa, eccezion fatta per le urgenze e l’assistenza domiciliare. Nell’ambito dell’attività dei dipartimenti di prevenzione, l’attività dei Servizi di Igiene e Sanità Pubblica viene sospesa, ad eccezione delle prestazioni urgenti o non differibili (ad esempio i vaccini urgenti, gli screening oncologici di secondo livello e le attività di certificazione medico legale urgenti). Sospesa l’attività intramoenia, prestazioni erogate al di fuori del normale orario di lavoro dai medici di un ospedale, i quali utilizzano le strutture ambulatoriali e diagnostiche dell'ospedale stesso, dietro pagamento. Disposta la sospensione di tutta l’attività di specialistica ambulatoriale delle strutture pubbliche e private accreditate ad eccezione delle prestazioni prioritarizzate come U e B. Sarà cura di ogni struttura avvertire gli utenti.

Personale

Il presidente della Regione ha lanciato un appello per richiamare in servizio lavoratori della sanità, dai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari, anche in pensione: «Cerchino i canali per essere assunti - ha detto Zaia, dicendo di essere anche pronto anche ad una campagna per la diffusione dei tamponi -. Stiamo studiando la forma, serve a noi per costruire un quadro clinico». Un appello anche a favore della donazione di sangue. «Da anni dico che mancano i medici - ha detto Zaia - ho tentato di portare a casa medici non specializzati ma laureati e abilitati e vi ricordo che sono in tribunale per questo, sono stato denunciato».

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Farmaco in sperimentazione

«Ai cittadini che mi contattano per chiedermi la chiusura ulteriore delle attività produttive dico: non è la Regione che può affrontare questi temi». Continua intanto la sperimentazione del farmaco innovativo, conferma il governatore, che dà qualche speranza nella lotta contro il coronavirus: se ne sta occupando l'ospedale di Padova in collegamento con lo Spallanzani e il Sacco. «Se le misure di contenimento non danno risultati avremo picchi sempre più alti. I cittadini sono la prima cura», torna a ribadire il governatore, ricordando: «Attenzione alle truffe, ai sedicenti operatori che affermano di essere stati mandati per effettuare i tamponi. Non aprite a nessuno». Prossimi passi: 700 posti letto totali nel Veneto per la terapia intensiva e 102 macchine per terapia intensiva da portare a casa. «Stiamo negoziando mascherine e respiratori, ma anche un trasporto aereo per andare a ritirare direttamente le macchine, visto che di fatto Schengen non sta funzionando e l'Italia è isolata». Fp Cgil Veneto ha espresso soddisfazione per la scelta comunicata dal presidente Zaia rispetto alle disposizioni inviate alle Ulss di sospendere tutte le attività che non hanno carattere di urgenza al netto delle prestazioni materno infantile ed oncologiche. «È una scelta che consente di concentrare posti letto e attività del personale all’emergenza».

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