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"Siamo persone, non numeri", pranzo di solidarietà della comunità senegalese

Mattinata di incontri e dibattiti al centro culturale Kolbe di Mestre sabato mattina. Si è discusso di integrazione e di immigrazione. Sullo sfondo l'emergenza profughi nel Veneziano

"Profughi? No, siamo persone non numeri". Giovani donne, bambini, ragazzi. Ci hanno messo la faccia, vestendosi a festa e organizzando tutto con le proprie mani. Col sorriso sulle labbra. Per dimostrare che una società aperta e multiculturale, specie in momenti come questi, in cui il terrorismo cerca di far proselitivi laddove vige la paura del "diverso", è quantomai un obiettivo da raggiungere. Certo, le difficoltà non mancano. E pure gli "incidenti di percorso".

Ma un fenomeno epocale come l'immigrazione di massa non lo si argina con divieti, armi o barriere. Questo, in sintesi, il messaggio che la comunità senegalese della provincia di Venezia ha voluto lanciare sabato durante una mattinata di eventi e incontri al centro culturale Kolbe di Mestre, in via Aleardi. Il tutto culminato con un pranzo di solidarietà. Si è discusso delle ragioni per cui si decide di lasciare la propria casa e di mettersi in viaggio rischiando la vita. Si è discusso di cosa si è lasciato e di cosa si è trovato. In Italia. In Europa. All'iniziativa partecipano Paolo Bizzotto, don Nandino Capovilla, Renato Mingardi, responsabile del centro Olivotti di Mira, l'assessore alla Coesione sociale, Simone Venturini, e il prefetto Domenico Cuttaia. 


 

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