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"Cona scelta obbligata, ma tutto a norma. Nuovo bando in arrivo, i Comuni ci aiutino"

Domenico Cuttaia rassicura sulle condizioni dei profughi nel centro di accoglienza. La nuova gara potrebbe essere riservata solo ai comuni in cui non sono ospitati migranti

La situazione nella base di Conetta non è delle migliori, ma è anche l'unica soluzione possibile. Questo, in sostanza, il messaggio del prefetto Domenico Cuttaia in risposta a chi, negli ultimi giorni, ha messo in evidenza i presunti problemi di vivibilità nel centro di accoglienza allestito nella ex base militare. Non per niente, dice il prefetto, si è sempre cercato di distribuire uniformemente sul territorio i migranti per piccoli gruppi: "Sono stati convocati numerosi tavoli con inviti a partecipare rivolti sempre a tutti i sindaci - spiega - Nonostante gli sforzi compiuti non è stato possibile concretizzare tale obiettivo. Al momento, infatti, sui 44 Comuni della Città Metropolitana, sono dislocati migranti solo nei territori di 17 (per 1360 persone che risultano al momento accolte)".

Il prefetto è consapevole delle difficoltà e dei rischi del sovraffollamento in un unico luogo, scelta che però a quanto pare è obbligata per la mancanza di alternative praticabili. A dicembre è stata bandita una gara finalizzata proprio allo svuotamento del centro di Cona. Sono stati messi a gara 1788 posti, cioè gli attuali 1360 posti occupati dai migranti più una quota di prevedibili arrivi per il 2016. Ma è andata male: sono state presentate offerte solo per 559 posti, cioè ben al di sotto delle attuali presenze. "Alcuni soggetti - specifica Cuttaia - hanno manifestato l'intenzione di non proseguire il rapporto con lo Stato". Insomma, impossibile alleggerire Cona in tempi brevi. Tuttavia, aggiunge, "è allo studio un altro bando da destinare unicamente all'individuazione di posti nei Comuni finora non interessati dalla presenza di migranti".

"La situazione della struttura di accoglienza di Cona non è certamente delle migliori - continua - Ma è compatibile con la normativa igienico-sanitaria, come attestato dai frequenti controlli effettuati dall'Ulss". L'ultimo controllo, eseguito il 22 marzo, indica che la struttura è in grado di ospitare 542 persone. Sul posto la prefettura "ha ritenuto di dover installare dei moduli prefabbricati in grado di garantire, se non il massimo confort, una migliore vivibilità". Ma le cose non sono così semplici: "La prefettura non può decidere da sola in un contesto che esige il rispetto delle regole urbanistiche. Per il tramite del Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche, è stata richiesta l'intesa sulla conformità urbanistica del progetto a Regione e Comune, i quali non I'hanno concessa. Quindi, come prevede la legge, è stata attivata un'apposita Conferenza di Servizi, la cui prima riunione è stata programmata per il prossimo 12 aprile".

Infine alcuni chiarimenti: "Gli ospiti sono liberi di entrare ed uscire dalla struttura quando vogliono, con l'unico limite di rientrare entro le 22. La reiterata ed ingiustificata violazione di tale obbligo (necessario per la corretta gestione del centro) può comportare per il migrante la fuoriuscita dal programma di accoglienza. Periodicamente sono svolte ispezioni da parte della prefettura, la quale riceve report quotidiani dal gestore. Nel servizio di martedì 5 aprile apparso sul Corriere del Veneto, l'articolista ha detto di sentire odore di marijuana. I funzionari della prefettura incaricati di svolgere le ispezioni non hanno l'olfatto abituato a rilevare tale genere di odore. Si è pertanto ritenuto di trasmettere copia dell'articolo di stampa alla competente autorità giudiziaria e agli organi di polizia per la eventuale adozione di iniziative al riguardo".

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