Stella Maris, gli addetti sono esuberi: colpa della condivisione di personale

Chiesto sabato dalle società il rinvio del tavolo di lunedì in prefettura. Altolà dei sindacati. Nuovo incontro il 14 febbraio sul destino dei lavoratori ma solo dietro garanzia di blocco dei licenziamenti

Foto Csa Stella Maris sito web Opera San Camillo

Gli operai del centro anziani Stella Maris del Lido continuano a restare appesi. Il nuovo incontro in Prefettura voluto dalle sigle sindacali della Funzione Pubblica Cgil e Cisl, fissato per oggi, lunedì 27 gennaio, è stato rinviato su richiesta delle società Sodexo, Codess e San Camillo Irccs, per cui lavorano. Il vicecapo di gabinetto Beatrice Musolino ha concesso un posticipo e i sindacati, avvertiti sabato, hanno accettato solo a fronte di una garanzia scritta di non dichiarazione di esubero alcuno fino al prossimo tavolo fissato il 14 febbraio. 

La condivisione

Si tratta di una trentina di operatori. Da circa una decina d'anni prestano il proprio servizio come manutentori, portinai, centralinisti, addetti al guardaroba, e anche al servizio bar e ristorazione, allo Stella Maris ma anche all'ex San Camillo (dei padri Camilliani), visto che, come spiegano i sindacati, le sedi se li sono condivisi. Quando i camilliani, l'estate scorsa, hanno ceduto l'istituto alle suore Mantellate di Villa Salus a Mestre, queste ultime hanno fatto sapere di voler rinunciare a questi addetti. Gli operai quindi sono stati dichiarati in esubero dalla neonata San Camillo srl (di proprietà della congregazione delle suore Mantellate di Maria). Niente più utilizzo condiviso di questo personale. Chi ora sconta l'incertezza e la preoccupazione per il lavoro, dopo essersi reso flessibile, è facile da intuire.

Le garanzie

A lanciare l'allarme sono state Codess e Sodexo. Se i dipendenti non lavorano più nel ramo aziendale acquisito dalle Mantellate, il taglio dell'impegno di spesa determina la necessità di conservare solo le posizioni lavorative da impiegare al centro Stella Maris. Mentre almeno 25 di questi lavoratori sono in più. «Molte volte avevamo segnalato, anche in sede prefettizia, il rischio in termini di tenuta occupazionale del personale “condiviso” - dichiarano Giancarlo Da Lio della Fp Cgil e Carlo Alzetta della Cisl Fpl - e ogni volta nei diversi tavoli istituzionali alla presenza del Comune di Venezia e della Regione Veneto le parti avevano garantito».

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La sconfitta

I sindacalisti insistono del resto sul fatto che la costituzione della nuova San Camillo srl si è basata sul presupposto del mantenimento dei posti di lavoro. «Di fatto questi dipendenti operavano in distacco. Ma a che titolo? - Si chiedono Da Lio e Alzetta riflettendo sulla precedente condivisione di personale -. Non si potrebbe forse configurare quanto avvenuto tra San Camillo e Stella Maris come una sorta di somministrazione di manodopera? Purtroppo la soluzione adottata in tutti questi anni è lo schema contrattuale che meno tutela oggi i lavoratori, ma accettarne l’esubero è una sconfitta della dignità e ragionevolezza». Persone, ricordano i sindacati, «residenti tra Pellestrina, Lido e Cavallino Treporti, che troverebbero ostacoli enormi nel doversi spostare per lavorare in altre sedi».

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