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Lo stipendio che non t'aspetti: 60mila euro all'anno al presidente di MuVe

Walter Hartsarich, "capo" della fondazione Musei Civici, è il primo a ricevere un emolumento del genere, a differenza dei predecessori. Sul bilancio pesa la mancata intesa da 800mila euro con Eni

Clima "surriscaldato" mercoledì in commissione Bilancio e Cultura a Ca' Farsetti. E' stato presentato ai consiglieri il bilancio 2011 della Fondazione Musei. Numeri in attivo, certo, ma su alcuni punti la discussione si è fatta accesa. Specie quando si è scoperto che al presidente della fondazione Walter Hartsarich è stato assegnato dal Consiglio di amministrazione uno stipendio di 60mila euro all'anno. Un emolumento che non era mai stato previsto per i predecessori. Se dall'assemblea si è levata la domanda se questi soldi fossero un "premio", è stato risposto dagli interlocutori che il regolamento lo consente, e "il Cda l'ha deciso sulla base delle responsabilità affidategli e del ruolo operativo svolto dal presidente", come riporta il Corriere del Veneto. Niente premio, un vero e proprio stipendio.

I numeri che la fondazione può presentare sono tutti positivi: +15% rispetto al 2010 degli introiti derivanti dalla vendita dei biglietti, +10% di visitatori, addirittura +23,8% degli incassi derivanti dalla vendita di servizi ai turisti, tra visite guidate e audioguide). Un orizzonte "florido", che alla fine ha portato nel carniere della fondazione ricavi per 24,5 milioni di euro.

Nonostante tanti numeri positivi, però, ci sono state alcune ombre che hanno fatto capolino. In primis l'accordo di sponsorizzazione con Eni che non è andato a buon fine. Sono 800mila euro i soldi che sono iscritti a bilancio che poi non sono mai arrivati. Per questo, ha sottolineato il presidente Hartsarich, a giugno è stato avviato un contenzioso legale con il colosso petrolifero, che, secondo gli accordi, avrebbe potuto usufruire gratuitamente di alcuni spazi pubblicitari in città. A un certo punto, però, il dietrofront. E non se n'è fatto nulla.

Altro punto dolente i controlli della guardia di finanza, che avrebbe scoperto un mancato versamento di Iva di 200mila euro per le prestazioni museali (cooperative, servizi di pulizia, di sorveglianza). "Non si tratta di evasione - spiegano dalla Fondazione, come riporta il Corriere del Veneto - ma di omessa regolarizzazione di fatture. L’ammontare della cifra è intorno al 10% dei 2,5 milioni di euro previsti di fatturazione per tutto il comparto". Altri 250mila euro da conteggiare nei bilanci? A quanto sembra no, perché verrebbero coperti da un "fondo rischi" di 600mila euro costituito dalla fondazione proprio per rispondere a potenziali "contenziosi".
 

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