Cronaca Santa Croce / Ponte degli Scalzi

Mesi di cassa integrazione, ora rischiano il posto: facchini in presidio all'hotel Bellini

La protesta guidata da Adl Cobas lunedì: 15 di loro in appalto possono restare senza lavoro se la catena deciderà di affidare le loro mansioni al personale dei piani

Una mano per tenere a tratti l'ombrello, l'altra per reggere la bandiera del sindacato Adl Cobas e presidiare l'ingresso dell'hotel Bellini a Venezia. Una quindicina di facchini in appalto ha portato in strada la preoccupazione di rimanere senza lavoro, lunedì mattina, dopo mesi di sopravvivenza con il Fis (fondo di integrazione salariale) e speranze disilluse da una crisi che ha divorato il turismo in laguna. Di loro, al momento, non ci sarebbe più bisogno.

In appalto

«Gli ammortizzatori sociali sono da mesi l’unica fonte di sussistenza per loro, con cifre ridicole e ritardi insostenibili - dice il sindacalista di Adl Cobas (associazione a difesa lavoratori) Sergio Zulian - Se ora parte delle mansioni dei facchini, come lavori di pulizia o di lavanderia, viene affidata alle cameriere ai piani del Bellini e dell'hotel dei Dogi (come avrebbe fatto sapere la proprietaria NH holding), gli operatori rischiano il posto». Non sono operai diretti, sono assunti dalla società di servizi Iniziative Venete. «Questa compagnia ha dato la propria disponibilità a un incontro», afferma Zulian, mentre NH non avrebbe dato risposta. «Se il gruppo alberghiero decide di poter fare a meno di unità di lavoro - spiega Zulian - diventa difficile per questi facchini conservare il proprio posto, anche se si tratta di persone che lavorano qui da decenni, spesso con part time involontari e con una paga base molto bassa». Da parte sua il gruppo Iniziative Venete ha precisato che: «La posizione è quella di non prevedere alcun licenziamento e garantire l’occupazione a tutti i propri lavoratori».

Precari

Con il divieto di licenziamento ancora in vigore vengono mantenuti i posti e gli ammortizzatori. Per questo il sindacato chiede al governo: «una proroga del blocco dei licenziamenti e, se non altro, un fondo di integrazione dei salari più robusto. Si approfitta del fatto che questi addetti sono in appalto e che anche quando gli hotel macinavano profitti non sono mai stati assunti direttamente, rimanendo precari, flessibili, più facilmente ricattabili. L'incontro chiesto ad NH finora è rimasto senza risposta. Per questo abbiamo proclamato lo stato di agitazione».

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