Presidio all'Angelo e in tutta Italia per gli operatori della sanità: «Non sono eroi, ma lavoratori»

Sindacati confederali nazionali Cgil, Cisl e Uil della Funzione Pubblica chiedono sicurezza, assunzioni e rinnovo del contratto collettivo per infermieri e ooss

Momento critico per la sanità di tutto il Paese. Venerdi 13 novembre i sindacati confederali nazionali Cgil, Cisl e Uil del comparto hanno indetto una mobilitazione davanti ai presidi ospedalieri di tutta Italia per chiedere assunzioni e il rinnovo del Ccnl (contratto collettivo di categoria) degli operatori sanitari (ooss) e degli infermieri. A Mestre presidio davanti all'ospedale dell'Angelo.

Le rivendicazioni

«Il personale è già sotto stress rispetto alla fase uno dell'emergenza Covid - dice Marco Busato della Funzione Pubblica Cgil - Infermieri, operatori sanitari e tecnici di laboratorio sono all'osso, saltano riposi e fanno turni di 12, 13 ore. Non sono eroi, sono lavoratori. Attendono risposte certe». Per Dario De Rossi della Cisl, «ovunque si lavora a un regime insostenibile, e questo anche nei centri servizi per gli anziani. La situazione non è più ordinaria, un paziente Covid necessita di molto più tempo, c'è la vestizione, i lavoratori sono bardati, e devono svestirsi anche con l'aiuto dei colleghi. La fortuna è che per gli operatori sanitari c'è una graduatoria in piedi, da cui la sanità locale attingerà, mentre il concorso per gli infermieri lo fanno a fine mese». Da qui verranno assunti intanto una sessanta, spiega De Rossi, ma è facile che in poco tempo si arrivi ad assorbire diverse centinaia di lavoratori, man a mano che verranno aggiornate le necessità.

Le assunzioni

Per Francesco Menegazzi della Uil Fpl, «all'Ulss 3 mancano almeno 120 infermieri e 60 operatori sanitari, inoltre il personale ha un'età media non giovanissima, visto che si aggira attorno ai 50 anni», tra i medici mancano anestesisti e medici di pronto soccorso. «Diciamo da tempo che la regione dovrebbe accelerare le procedure di assunzione, senza attendere la richiesta del fabbisogno ogni tre mesi dalle Ulss». Qui a Mestre, intanto, alcuni posti letto del blocco operatorio, le recovery room, sono diventati postazioni di terapia intensiva. Al secondo piano dell'Angelo c'è di nuovo il reparto Covid, tra cardiochirurgia, chirurgia toracica e pneumologia, riconvertite. Al quinto piano hanno preso la medicina terza per i pazienti con coronavirus. A Venezia c'è la zona grigia per gli isolamenti e a Chioggia una parte della geriatria è diventata reparto Covid. A Noale si lavora sul padiglione Fassina, per 120 letti ma rimane, dice Menegazzi, l'incognita di chi andrà a lavorare, visto che un'ottantina di infermieri e operatori sanitari si sono contagiati, con una percentuale di infortuni (positività) per l'Inail che per il personale sanitario non è mai stata così alta come in presenza del virus.

Il tracciamento

Sotto stress anche il tracciamento, con il dipartimento di prevenzione ormai diventato centrale per risalire ai contatti dei positivi, con rinforzi della protezione civile, oltre all'impiego di personale dei controlli della ristorazione e all'esercito italiano, arrivato in supporto anche per fare i tamponi. «Vedo i colleghi a fine turno frastornati, non è semplice reggere lo stress del lavoro di tracciamento, contattando, ascoltando e rassiccurando decine di persone». Carlo è un infermiere del blocco operatorio dell'Angelo. «Ora operiamo di meno, è vero - afferma - ma le 15, 16 terapie intensive che ci sono, servono al Covid. Se dovesse esserci un'emergenza per la sala operatoria, potrebbe essere difficile da gestire». Mentre Sandro, che è tecnico di radiologia, crede si dovrebbe ripensare agli stipendi per invogliare più giovani a intraprendere le professioni sanitarie.

Gestione dell'epidemia

I temi più urgenti riguardano proprio la gestione sanitaria dell'epidemia Covid: la pressione sugli ospedali è sempre più alta e i sindacati contestano ad Azienda Zero di non aver fatto abbastanza per fare nuove assunzioni e per sostituire regolarmente il personale in quiescenza. La carenza strutturale di organico è nota e conclamata. In questo momento le strutture sanitarie, oltre che di medici, hanno gran bisogno di infermieri, oss e, più recentemente, di addetti al tracciamento dei contagiati, che svolgono un ruolo di "call center" particolarmente delicato e sempre più gravoso man mano che il contagio si allarga.

Assunzioni e stabilizzazione dei precari

La mobilitazione è attuata «per rivendicare innovazione nella pubblica amministrazione, rinnovo dei contratti e nuove assunzioni». «È necessario garantire al personale sanitario di lavorare in sicurezza - spiegano i sindacati - Se non ci occupiamo di mettere in sicurezza il personale sanitario, mettiamo a rischio la loro salute e anche quella dei cittadini e il servizio di cura. Altrettanto indispensabile e urgente - proseguono - è procedere con nuove assunzioni per implementare il personale e rafforzare i servizi sanitari, anche attraverso la stabilizzazione dei precari». Infine, concludono: «È importante che si rinnovino i contratti, per valorizzare la professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori. Non solo una gratificazione nei confronti di chi con spirito di abnegazione sta affrontando la pandemia in condizioni critiche, ma anche, prima di tutto, un diritto».

Graduatoria

La criticità è stata sottolineata anche dal Pd regionale: «Ogni ora 15 nuovi contagi, 360 al giorno e 38 vittime in una settimana. La situazione nel Veneziano rischia di essere a breve fuori controllo, vista la crescente pressione su strutture e personale. Per questo torniamo a chiedere alla Regione di assumere tutti gli infermieri ammessi alla graduatoria del concorso di Azienda Zero: c’è bisogno di loro adesso». I consiglieri regionali Francesca Zottis, Jonatan Montanariello e Anna Maria Bigon spiegano: «Ieri 322 posti letto occupati, più di quanti erano a fine marzo durante la prima ondata. Le misure prese da governo e Regione non sappiamo quando riusciranno a piegare in maniera significativa la curva dei contagi, ma nel frattempo ci sono migliaia di pazienti da assistere, cosa impossibile senza personale adeguato. Non si perda tempo: siamo in totale emergenza e ci sono 5mila infermieri disponibili, vanno subito assunti. La Regione ascolti la richiesta di aiuto che arriva direttamente dal personale sociosanitario».

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