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Tentano di ricattare un parroco di Marghera: arrestati in flagrante

Le manette sono scattate mercoledì pomeriggio mentre tre estorsori ricevevano i soldi dal prelato, che era andato subito a denunciare tutto

Li avrebbero arrestati in flagrante mentre ricevevano i soldi dal parroco. Pensavano che stesse andando tutto liscio, non accorgendosi che invece per loro sarebbe stata la fine. In quel momento a irrompere sulla scena sono stati gli agenti del commissariato di Marghera, che mercoledì hanno stretto le manette ai polsi a tre malintenzionati (figlio, madre e compagno di lei) con l'accusa di estorsione aggravata e continuata in concorso. Insomma, stavano ricattando un prete. Si tratta del parroco della parrocchia di Gesù Lavoratore, don Luca Biancafior. E, a giudicare dalla fattispecie di reato, lo stavano facendo da un po' di tempo. Cercando di monetizzare quanto più possibile la loro posizione di "vantaggio" (per ora la Procura mantiene il più stretto riserbo sulle indagini). Fatto sta che a concepire il raggiro sarebbero stati madre (ora ai domiciliari al pari del convivente) e figlio, che invece si trova nel carcere di Santa Maria Maggiore.

Don Luca Biancafior è conosciuto per essere un prete sempre in prima linea nell'aiutare gli ultimi. Per questo lo si vede spesso con gente bisognosa, in una zona dove non mancano i problemi. Fatto sta che a un certo punto riceve la visita dell'arrestato, buttato fuori di casa dalla madre. Il prete lo ospita, finché non avesse trovato un nuovo alloggio. Ma al termine della convivenza l'uomo torna, e ricatta, d'accordo con la madre e il suo compagno, di rivelare inventate avances sessuali se non gli avesse consegnato tremila euro. A quel punto don Biancafior si reca subito al commissariato di via Cosenz, raccontando tutto. D'intesa con gli agenti allora prepara la trappola: le forze dell'ordine fotocopiano le banconote. Poi mercoledì pomeriggio aspettano che avvenga la consegna posizionandosi poco distante. Alla fine intervengono, sorprendendo in flagrante i tre. Arrestati.

Non è la prima volta che un prelato finisce nel mirino per situazioni del genere. A volte uscendone pulito, a volte invece venendo rinviato a giudizio. E' il caso per esempio di un ex prete di Annone Veneto, finito a processo per circonvenzione di incapace nel maggio scorso per una presunta truffa da 200mila euro. Secondo l’accusa il prelato aveva raccolto un bel gruzzolo di soldi promettendo di donare tutto in beneficenza, mentre in realtà si sarebbe intascato il denaro assieme ad una donna. Vittime due anziani di Annone, fratello e sorella.

A dicembre invece un prete 67enne è stato assolto dopo essere stato accusato di aver abusato sessualmente, nove anni fa, di un allievo del Seminario Minore di Rubano di cui era rettore. Il fatto non sussiste. L’accusa era partita da un giovane della Riviera del Brenta, per lui erano stati chiesti sette anni di reclusione. Niente di tutto ciò. Il tribunale di Padova ha assolto con formula piena il sacerdote giudicando dunque non credibili i racconti della presunta vittima.

"Famosa" invece la vicenda in cui rimase coinvolto un prete di una parrocchia del Miranese nell'aprile 2013. Ricatti a luci rosse. Due persone residenti nella Riviera finirono in manette, arrestate dalla guardia di finanza di Mirano. I due presunti estorsori e il prete si conobbero per via delle difficoltà dei primi. Ottenevano un aiuto economico dal prelato e la conoscenza quindi si è fatta col passare del tempo sempre più stretta. Tanto che gli arrestati avrebbero avuto la possibilità di utilizzare il computer della canonica. Un terminale che non necessariamente era in uso solo dal prete. Fatto sta che, secondo gli inquirenti, i due si sarebbero imbattuti nella cronologia dei siti visitati. Tra loro anche alcuni decisamente osé. L’uomo e la donna avrebbero riprodotto in un dvd alcuni frammenti dei filmati e avrebbero quindi ricattato il prete. Poi sono scattate le manette.

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