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Alzheimer: nuovi percorsi di diagnosi e prevenzione nella lotta alla malattia

"Ci sono nel mondo 46,8 milioni di persone affette da questa forma di demenza. Senza terapie raddoppieranno nei prossimi 20 anni". Neurologi e specialisti riuniti a Mestre affrontano il tema

L’Alzheimer è un problema di vastissima portata. Riuniti a Mestre i neurologi affrontano molti aspetti di questo problema nel convegno intitolato “Malattia di Alzheimer. Attualità e prospettive diagnostiche”. “La malattia – spiega il primario di Neurologia dell’Angelo, Rocco Quatrale – è la più comune causa di demenza. Il recente ‘Rapporto Mondiale Alzheimer’ rileva che ci sono nel mondo 46,8 milioni di persone affette da una forma di demenza, che in assenza di terapie adeguate raddoppieranno nei prossimi 20 anni. I nuovi casi di demenza sono ogni anno quasi 10 milioni, vale a dire un nuovo caso ogni 3 secondi. In Veneto sono censiti oltre 65 mila casi di demenza, di cui più di 50 mila con malattia di Alzheimer”.

Nuovi strumenti

Una grande strumentazione diagnostica, la PET-CT, può essere utilizzata per la diagnosi dell’Alzheimer. E la collaborazione che gli specialisti di Medicina Nucleare, a cui è affidata nei grandi Ospedali la PET-CT, possono offrire con esami strumentali nuovi è uno dei temi che saranno affrontati da neurologi, chirurghi, infermieri, operatori sociosanitari e dalle altre figure professionali coinvolte in rete nella gestione del malato.

Un focus particolare viene dedicato alle difficoltà di raggiungere, quanto all’Alzheimer, una diagnosi certa, e quindi a nuovi percorsi diagnostici in cui si utilizza una particolare strumentazione: “A differenza di altre malattie – spiega il primario – non esiste un esame specifico per la malattia di Alzheimer, e l’iter diagnostico spesso richiede molto tempo: prevede la raccolta della storia clinica personale e familiare, la valutazione dello stato mentale, un esame generale e neurologico, l’esecuzione di alcuni esami di laboratorio e di esami strumentali e la valutazione neuropsicologica e psichiatrica. Ora un ulteriore percorso diagnostico è costituito dagli esami che si possono effettuare con una particolare strumentazione dagnostica, la PET-CT, a cui si ricorre quando la diagnosi clinica e i più comuni esami radiologici, come TAC e Risonanza magnetica, danno esiti dubbi. Questa tecnica diagnostica ci fornisce informazioni sullo stato di salute dei neuroni molto prima che avvengano cambiamenti macroscopici, o microscopicamente visibili, nella morfologia cellulare”.

Prendersi cura del malato

Resta il tema vasto e complesso della presa in carico della persona malata, delle terapie di riabilitazione cognitiva, di quella “alleanza terapeutica” tra famiglie, medici, operatori, istituzioni sanitarie, aziende pubbliche di servizi alla persona e associazioni, necessaria per dare risposte concrete ai malati e ai familiari. Anche in Veneto la necessità di migliorare i servizi ha portato alla creazione di una rete assistenziale: la Regione Veneto, tra le prime Regioni in Italia, ha recepito il Piano Nazionale Demenze promuovendo ad esempio la creazione di una rete integrata di Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze. Tra questi centri è annoverato anche quello dell’Ulss 3 Serenissima, promotore di una riorganizzazione della Rete Demenze che ha coinvolto medici neurologi e neurogeriatri, volontari ed enti locali, in primo luogo per la formulazione di procedure condivise che hanno portato ad adottare, fra le prime Ulss del Veneto, uno specifico percorso di diagnosi e terapia nelle demenze.

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