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Il "grande accusatore" del Mose chiede il patteggiamento: "Per la corruzione 2 anni"

Udienza preliminare martedì mattina in Tribunale. Sono cinque gli imputati: anche l'ex segretaria di Galan, Minutillo, intende patteggiare. Sentenza finale il prossimo 18 settembre

Uno dei "grandi accusatori" del processo Mose ha chiesto di patteggiare 2 anni di reclusione per il vorticoso giro di fatture false e corruzione scoperchiato dall'inchiesta della Procura di Venezia: si tratta dell'ex presidente della Mantovani, Piergiorgio Baita, che tramite il suo avvocato difensore, Alessandro Rampinelli, ha presentato durante l'udienza preliminare di martedì mattina l'istanza di patteggiamento.

Anche Minutillo verso il patteggiamento

Per gli altri quattro imputati, tra cui Claudia Minutillo, altra "grande accusatrice", ci sarà tempo per presentare l'istanza entro il 30 giugno, una volta che saranno risolti i contenziosi tributari con l'Erario. Anche per l'ex ad di Adria Infrastrutture ed ex assistente di Giancarlo Galan, al tempo presidente della Regione Veneto, l'ipotesi è una richiesta di patteggiamento sui 2 anni, con pena sospesa. Niente carcere quindi. Gli altri imputati sono il padovano Nicolò Buson, ex direttore amministrativo di Mantovani, il trevigiano Pio Savioli (ex componente del direttivo del Consorzio Venezia nuova), e l'intermediario padovano Mirco Voltazza.

Sentenza il 18 settembre

L'attenzione si sposta ora al 18 settembre prossimo, quando il giudice deciderà se la pena individuata con l'accordo tra accusa e difesa sarà da ritenere congrua rispetto ai reati contestati e stabilirà anche il valore delle confische corrispondenti al "profitto del reato". Durante l'udienza preliminare di stamattina sono stati ammessi come parti civili la presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero delle Infrastrutture, l'Agenzia delle entrate, la Regione Veneto, il Consorzio Venezia Nuova, il Comune di Venezia e la Città metropolitana di Venezia. 
 

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