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Mose, Baita: "Tangenti per le elezioni a destra e sinistra, soldi anche a Matteoli"

Udienza chiave nel processo Mose giovedì. L'ex ad della Mantovani: "Il sistema era oliato. Tangenti per velocizzare burocrazia. Si pagava il 12% degli utili al Consorzio"

Baita, rispondendo alle domande del pubblico ministero Stefano Ancilotto, ha ricostruito appalti e "favori" nell'ambito dei due filoni principali dell'inchiesta: il sistema del "12 per cento", per gonfiare fatture e costi in modo che il Consorzio Venezia Nuova avesse a disposizione fondi neri da trasformare in tangenti, e i finanziamenti irregolari delle campagne elettorali sia per l'ex eurodeputata Lia Sartori, sia per l'ex sindaco Giorgio Orsoni. "Ma i fondi neri andavano a destra e a sinistra", ha affermato. Baita ha dichiarato in Aula di avere consegnato personalmente negli uffici del Cvn 50mila euro in nero per la campagna elettorale dell'allora candidato a Ca' Farsetti per il centro-sinistra, l'avvocato Orsoni: "In una riunione a dicembre 2009 Mazzacurati (ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, ndr) ci disse che il Consorzio non avrebbe puntato su Brunetta, perché la Lega Nord a Venezia non l'avrebbe votato. Si sarebbe occupato lui dei finanziamenti all'avvocato Orsoni, senza comparire. Noi invece avremmo dovuto finanziare in bianco con 100mila euro la campagna di Brunetta". Poi gli equilibri cammbiano: "Dopo le primarie, Mazzacurati disse che i soldi non erano più sufficienti. Che quindi servivano altri 80mila euro in nero per la campagna di Orsoni. Gliene recuperai in poco tempo 50mila euro, che consegnai direttamente negli uffici del Consorzio. Mi disse che sarebbe stato l'ingegner Sutto a consegnarli poi al futuro sindaco. Io di consegne di questo tipo ne ho fatte poche, quindi me le ricordo". 

Allo stesso modo i fondi neri servivano per finanziare anche le campagne elettorali per il parlamento europeo: "Nel 2009 stavo entrando nell'ufficio di Mazzacurati e vidi uscire Lia Sartori, poi Mazzacurati mi disse che le aveva appena consegnato 50mila euro. Io gli dissi che stava sperperando i soldi di tutti, visto che la Sartori era nemica di molti lavori della Mantovani". Sul punto Baita ha dichiarato di non sapere molto altro, mentre sui rapporti tra Orsoni e Mazzacurati è stato molto preciso: "Mazzacurati aiutò Orsoni, e quindi il Comune, in varie occasioni tramite il Consorzio - ha dichiarato in aula - attraverso l'operazione di compravendita dell'area dell'ex Ospedale al Mare, oppure per l'organizzazione dell'America's Cup". 

Secondo l'ex ad della Mantovani l'accordo con gli organizzatori obbligava il Comune a pagare 1 milione di euro, più l'organizzazione di campo base, strutture e molto altro. Soldi che Ca' Farsetti non aveva a disposizione: "Mazzacurati chiamò i tre maggiori soci del Consorsio e ci spiegò la situazione - ha affermato Baita - venne formato il Consorzio Vento Venezia. Sarebbero arrivati così gli introiti per la pubblicità all'Arsenale e nei vari siti della manifestazione (ma non sulle barche, che andavano agli americani). Di soldi però non ne arrivarono, quindi ci fu una perdita di 5 milioni di euro. Se non  era per Mazzacurati non se ne sarebbe fatto nulla. Poi i rapporti si ruppero per una questione di potere. Per la gestione del'Arsenale, che con il governo Monti sarebbe passata al Comune. Mazzacurati provò in ogni modo a cambiare la norma, se non altro per ottenere in concessione gli spazi in uso al Consorzio finché ci sarebbero stati lavori da espletare. Con l'America's Cup Mazzacurati voleva dimostrare che l'Arsenale sarebbe comunque sempre rimasto aperto alla cittadinanza anche se non fosse stato dato al Comune". Fino ad arrivare alla rottura dei rapporti e a quella frase che Mazzacurati disse ai soci del Consorzio: "Con tutto quello che abbiamo fatto per lui...". Intendendo Orsoni, imputato nel processo per finanziamento illecito ai partiti che ha sempre allontanato da sé le accuse che gli vengono mosse da Mazzacurati e da Baita. 

Ma per costruire tangenti servono fondi neri, e per ottenere fondi neri servono fatture gonfiate e partite di giro. Baita non si è sottratto davanti al magistrato, spiegando il sistema dei "sassi del Mose", e quel 12% di surplus nelle fatturazioni che doveva essere ritornato poi al Consorzio nei lavori ad aggiudicazione diretta (non c'erano bandi pubblici del resto). Mazzacurati, così, appare come il dominus del sistema: per lavorare col Cvn bisognava consegnare non solo il 12% degli utili, ma anche il 50% del denaro ottenuto per i lavori. Da lì si creavano i fondi per le tangenti che servivano, secondo Baita, anche per "oliare" le persone giuste per accelerare i tempi della burocrazia. Non solo la politica, ma anche funzionari e responsabili: "I lavori seguivano un iter del tutto anormale", ha continuato Baita. E' stato portato anche l'esempio delle bonifiche di Porto Marghera: ci sono due convenzioni nel 2004 e nel 2005 per l'utilizzo dei fondi Montedison, Eni ed Enel. "Nel primo accordo Montedison pagava un indennizzo per essere liberata dagli oneri anche penali per avere inquinato - ha spiegato Baita - soldi che finivano nelle casse del mnistero dell'Ambiente, che ha deciso di farli spendere al Magistrato alle acque, che poi ha deciso di allargare la convenzione al Consorzio. Così l'intervento è costato il 12% in più, secco". In questo gioco Baita tira in ballo anche l'imprenditore Erasmo Cinque e la sua azienda, la Socostramo: "E' stata fatta entrare nel Consorzio da Mazzacurati perché Cinque aveva un rapporto stretto con il ministro Altero Matteoli, che per l'affidamento del 2004 ricevette 400mila euro e per quello del 2005 150mila euro. Entrambe le volte negli uffici di Erasmo Cinque. C'era un dirigente del ministero, subalterno a Cinque, che ha seguito la vicenda fin dall'inizio. L'ho incontrato spesso, ma mai in sedi istituzionali". 
 

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