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Processo Mose, fuori dal processo privati cittadini e le associazioni

Rimangono in gioco come parti civili gli enti locali, anche se non per tutti gli imputati. Giovedì la decisione del giudice sui rinvii a giudizio

Mercoledì è il giorno delle parti civili, l'indomani invece sarà la volta degli undici imputati, tra cui il sindaco Giorgio Orsoni, l'ex eurodeputata Lia Sartori e l'ex ministro Altero Matteoli. Ora dopo ora si fanno sempre più chiare posizioni e impostazioni del processo Mose che si aprirà nei prossimi mesi. Se giovedì il giudice deciderà chi rinviare a giudizio e chi no, tra coloro che sono finiti nel mirino della Procura di Venezia e hanno deciso di non patteggiare affrontando la prova del dibattimento, alla vigilia è stato il turno delle parti civili.

Diciotto in origine quelle che si sono presentate con i propri avvocati con tutte le intenzioni di chiedere i danni. In "gioco", se così si può dire, dopo le decisioni del giudice rimangono solo gli Enti locali  e pubblici. Sette su diciotto: Comune di Venezia, Città metropolitana e Regione Veneto, oltre che Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero delle Infrastrutture. Ma serve fare dei distinguo: Ca' Farsetti potrà chiedere i danni solo all'ex sindaco Giorgio Orsoni, all'ex ministro Altero Matteoli e all'imprenditore Erasmo Cinque. Allo stesso modo il Consorzio Venezia Nuova potrà rivalersi solo nei confronti di chi deve rispondere di finanziamenti illeciti, non per la corruzione. Tra le parti civili ammessa anche la Fip Industriale, nei confronti solo di un indagato che l'avrebbe danneggiata nell'affidamento dei lavori.

Rimangono fuori dal maxi processo, dunque, sia i privati cittadini, sia le associazioni a difesa dei consumatori e dell'ambiente. Dunque non avranno voce in capitolo l'ex candidato sindaco Mario D'Elia, secondo cui le primarie con cui il centro-sinistra scelse il proprio candidato alle Amministrative 2010 furono falsate dai presunti finanziamenti illeciti dell'ex presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati a Giorgio Orsoni, i tre cittadini che si erano appoggiati al Codacons per un risarcimento danni, il Codacons stesso, sia a livello locale che nazionale, e la galassia di realtà ambientaliste che avevano intenzione di costituirsi parte civile nel processo. Non potranno farlo perché secondo il giudice non sarebbero stati commessi reati ambientali. Da giovedì mattina, invece, si inizia a fare sul serio. Con i possibili rinvii a giudizio degli imputati e le eccezioni delle varie difese.
 

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