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Monica Busetto, venerdì mattina nell'aula bunker di Mestre

Monica Busetto, venerdì mattina nell'aula bunker di Mestre

Omicidio Pamio: la Lazzarini parlerà tra due settimane. Busetto: "Ci sarò, sono tranquilla"

Prima udienza del processo d'appello nei confronti dell'ex inserviente del Fatebenefratelli sul delitto di via Vespucci. Il 28 ottobre audizione di "Milly", che ha confessato a febbraio

L'appuntamento è tra un paio di settimane, quando le due protagoniste delle indagini sul delitto Pamio si ritroveranno a pochi metri di distanza nell'aula bunker di Mestre. Come a pochi metri di distanza sono rimaste quando erano detenute insieme nel carcere femminile della Giudecca, l'una con l'accusa di aver ucciso l'87enne Lida Taffi Pamio nella sua abitazione di via Vespucci a Mestre, l'altra per aver confessato l'omicidio di Francesca Vianello, anziana che viveva in corso del Popolo a Mestre.

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Venerdì mattina nell'aula bunker di Mestre si è tenuta la prima udienza del processo d'Appello nei confronti di Monica Busetto, scarcerata dopo 2 anni di reclusione e ora sottoposta a obbligo di firma e di dimora a Venezia.  E' stata condannata a 24 anni di reclusione in primo grado. L'inserviente del Fatebenefratelli, che ha dichiarato di "voler tornare a lavorare", ha detto di essere "tranquilla, spero che tutto questo finisca presto. Ma sono tranquilla". Ha sottolineato che sarà in aula nel momento in cui il 28 ottobre prossimo, alle 9.30, sarà ascoltata Susanna "Milly" Lazzarini, che dopo aver confessato il delitto e aver dichiarato di aver fatto tutto da sola, durante gli ultimi due interrogatori ha invece spiegato che la Busetto c'era nell'appartamento della sua dirimpettaia. C'era e avrebbe partecipato all'omicidio. Il movente ancora non c'è, ma l'ipotesi è che le due donne si siano messe d'accordo prima  del delitto.

A differenza di quanto continua a sostenere Monica Busetto, che ha sempre detto che lei "Milly" l'ha conosciuta solo nel momento in cui entrambe si trovavano nel carcere femminile della Giudecca. La Corte d'assise d'Appello, come dichiarato al termine dell'udienza dal suo presidente Gioacchino Termini, ha disposto che venga messa a disposizione della Corte la famosa collana sequestrata nel corso di una perquisizione domiciliare nell'abitazione di Monica Busetto. Con ogni probabilità  si battaglierà ancora su quella piccolissima traccia epiteliale individuata sul gioiello che sarebbe appartenuto alla vittima. Tesi confutata dai difensori della Busetto, Alessandro Doglioni e Stefano Busetto, che parlano di possibile contaminazione.

La Corte ha richiesto l'acquisizione agli atti anche delle due relazioni tecniche di  febbraio 2016 (poco prima che Susanna Lazzarini confessasse il delitto) che collocano "Milly" nell'abitazione della vittima. Identificando la traccia di sudore mista a sangue di Lida Taffi Pamio sull'interruttore della luce e ipotizzando (nella relazione del dottor Giardina) anche la presenza di una persona in più nell'appartamento. E' stata accolta anche la richiesta del procuratore generale Giovanni Francesco Cicero di rinnovazione dell'istruzione battimentale, riservandosi di acquisire altra documentazione dopo l'audizione di Susanna Lazzarini, rappresentata dall'avvocato Mariarosa Cozza.

In particolare la Corte d'assise d'appello dovrà decidere se ascoltare le cinque detenute del carcere femminile della Giudecca e la guardia penitenziaria che hanno dichiarato che le due donne si siano messe d'accordo in vista del processo mentre erano recluse insieme. La richiesta è stata formulata dal procuratore generale, confutata dall'avvocato Doglioni: "Allora sentiamo tutta la popolazione carceraria". Nel mirino anche dei legali della Busetto il fatto che ci si trovi di fronte a un processo in stato molto avanzato quando nei confronti dell'altra sospettata non si sono ancora concluse le indagini preliminari: "Rischiamo di processare la Lazzarini in sua assenza - ha attaccato Doglioni - quando lei potrebbe scegliere un rito alternativo. Abbiamo una certezza, però. Se questa mole di indagini supplementari (sono stati depositati cinque faldoni di nuovi elementi nella cancelleria della Corte d'appello, ndr) fossero state eseguite prima forse l'omicidio di Francesca Vianello a dicembre 2015 non sarebbe avvenuto".

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